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La città di Roma prima del
movimento barocco
Agli inizi del XVI
secolo Roma aveva dei problemi piuttosto seri dovuti all’enorme crescita
della popolazione ed anche alle condizioni deteriorate e degradate della
città, completamente in rovina dopo la distruzione dei templi
dell’antichità.
Inoltre, a causa dei
problemi della circolazione, della difesa della città, degli acquedotti, e
degli impianti di fognatura che versavano in condizioni piuttosto
disastrose, Papa Paolo Sisto V decise di intraprendere diversi
progetti civici per il miglioramento della città.
Il Pontefice comprese
che soltanto i miglioramenti artistici, architettonici e civili di chiese,
basiliche, come San Pietro, ed altri edifici secolari, come il Campidoglio,
non fossero sufficienti. Il collegamento tra quei siti e quei monumenti
della storia romana era così importante quanto i monumenti stessi e le varie
opere architettoniche.
Quindi, per poter
collegare queste opere civiche e i vari monumenti della cristianità, il
Pontefice assegnò il compito dello studio urbanistico della città a Domenico
Fontana, nato nel 1543 e morto nel 1607, un architetto relativamente famoso
a quei tempi, piuttosto “arido” e totalmente privo di immaginazione come
architetto, ma abbastanza brillante come urbanista. Poiché il Fontana era un
osservatore e aveva con un’immaginazione piuttosto fervida, immediatamente
comprese che il caos delle colline romane con tutti i suoi antichi templi,
ormai quasi completamente distrutti, aveva bisogno di un sistema visivo
molto forte e accentuato.
In generale il piano
per la rete stradale proposta dal Fontana apparve piuttosto schematico e
alquanto difficile da poter essere eseguito rispetto
alla topografia dei vari colli e valli dell’antica Roma. Da notare che
queste difficoltà avrebbero potuto essere risolte livellando i colli o
riempiendo le valli con i materiali di riporto, riducendo questi siti a
delle pianure. Questa era, infatti, una delle caratteristiche topografiche
essenziali del periodo Barocco: necessità di aree completamente
pianeggianti.
Ad ogni modo, la rete
stradale schematica proposta dal Fontana non rappresentò un’innovazione
fondamentale, derivava dall’interesse generale nel movimento tipico
dell’architettura del “Manierismo”. In molti casi questo interesse
significava un contatto più attivo fra gli edifici di per se stessi ed i
vari siti.
Un dipinto nel
Vaticano mostra chiaramente il concetto generale proposto da Francesco
Fontana per l’urbanizzazione della città di Roma.
Egli usò, senza
dubbio, le stesse idee e gli stessi concetti per piani urbanistici e
progettazioni stradali usati in altre città italiane; ma ebbe una brillante
idea che elevò la tecnica urbanistica a in un’opera d’arte da tramandare per
i secoli a venire per i futuri urbanisti.
Il Fontana segnò e
puntualizzò i luoghi chiave della città di Roma con “obelischi” rimasti dai
tempi dell’impero romano e dalle conquiste di Roma nel mondo conosciuto fino
ad allora. Egli piazzò gli obelischi esattamente nella loro posizione finale
nella città affinché tutti potessero vederli ed ammirarli. In questo modo
egli introdusse l’idea che le nuove strade della città non solo collegassero
i luoghi più importanti di Roma, ma le strade stesse potessero essere
accentuate e visualizzate, in modo da dimostrare un piano generale di
urbanizzazione.
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Incisione
conservata in Vaticano con il Piano Generale proposto dal Fontana
per l'urbanizzazione di Roma |
Naturalmente, gli
antichi obelischi offrirono una risposta immediata e a portata di mano.
Ugualmente importante in questa progettazione di massima fu il fatto che il
Fontana aveva a sua disposizione una limitata quantità di risorse economiche.
Infatti, durante il periodo di Paolo Sisto V, che fu pontefice per soli
cinque anni, esattamente dal 1585 al 1590, il Fontana poté eseguire
soltanto la parte preliminare del suo laborioso piano, cioè il piazzamento degli antichi obelischi nei punti chiave della città. La
fortuna volle che questo fosse il primo passo e la decisione più importante
del suo piano di urbanizzazione. Gli obelischi funzionarono da guida futura
per il piano urbanistico di tutta la città, nonché formarono una scala di
grandezza o un punto di riferimento per tutti i successivi progettisti e
urbanisti. Da notare che anche i pontefici, come tanti altri prelati, non
erano esenti da gelosie. In genere, i papi successori non erano molto ansiosi
di portare a termine i progetti non completati dai loro predecessori,
preferendo intraprendere nuovi progetti per onorare e immortalare il loro
papato.
I
risultati conseguiti da Paolo Sisto V furono assolutamente perfetti per
queste circostanze. Egli stabilì ed ebbe successo in entrambi i casi: fu
l’artefice di un progetto generale per l’urbanizzazione di tutta città e
fece creare una serie di opportunità di progettazione che i pontefici
successive poterono eseguire, pur mantenendo il loro “ego” soddisfatti.
l
piano urbanistico generale del Fontana richiese la progettazione di
molteplici architetti e urbanisti, lavorando in siti diversi e con
differenti requisiti per i secoli seguenti.
Paolo Sisto V fece
collocare la rete di obelischi progettata dal Fontana in tutta la città e,
da allora in poi, tutti i centri, le piazze e i monumenti principali furono
collocati da altri architetti, urbanisti e scultori intorno a queste
strutture dell’antichità.
I principi della loro
progettazione avevano le loro radici ben piantate nell’architettura
dell’antica Roma e nei nuovi concetti del Rinascimento, soprattutto per
merito di Michelangelo, del Bramante, del Palladio e di moltissimi altri
geni.
Piazza del Popolo
rappresentò il prototipo di uno dei basilari aspetti delle città barocche, che si diramavano da un centro o da un monumento significativo ad un’altro.
In
questa piazza, il “focus” o il punto d’attrazione fu la vista delle due
chiese barocche dall’ingresso principale, Porta del Popolo, guardando verso
la Città Santa.
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Pianta schematica
del Fontana per lo sviluppo di Roma |
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Pianta schematica
del Fontana per lo sviluppo di Roma |
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Piazza del Popolo, pianta
originaria, prima delle modifiche di Carlo Rainaldi |
Piazza del Popolo dopo la
modifica di Carlo Rainaldi |
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Pianta
dell'antica piazza del Popolo (1748) |
Veduta frontale
dell'antica porta del Popolo(1748) |
La vecchia Piazza del Popolo
L’area
su cui si trova ora la chiesa di Sant’Andrea della Valle era definita dalla
piazza cosiddetta “di Siena” perché il palazzo fatto costruire dal cardinale
senese Enea Silvio Piccolomini la occupava interamente. Costanza Piccolomini
d’Aragona, duchessa di Amalfi e contessa di Celano il 20 giugno 1582 lasciò
in eredità il palazzo di famiglia ai Chierici regolari appartenenti
all’ordine fondato nel 1524 da Gian Pietro Carafa, poi papa Paolo IV, e da
Gaetano da Thiene. I Chierici, detti appunto Teatini dall’antico nome di
Chieti dove Carafa era stato vescovo, presero possesso del palazzo nel 1586
accogliendo la richiesta della Piccolomini di erigere una chiesa dedicata a
Sant’Andrea, protettore di Amalfi.
Anticamente questo sito era conosciuto come Piazza Flaminia. Successivamente
fu chiamato Piazza del Popolo dovuto alla quantità di Pioppi (“populi” in
latino) del Mausoleo di Augusto che si estendevano fino a questa zona. Tutta
la zona che giaceva dal Tevere da una parte e dalla collina del Pincio
dall’altra, anticamente fu chiamata Campo Marzio dovuto al fatto che questa
estesa pianura fu dedicate da Romolo a Marte, Dio della Guerra. In questo
piazzale enorme, la gioventù romana si esercitò nell’arte militare, mentre i
meno giovani usarono questo sito per tenere comizi per l’elezione dei
Magistrati e dei Senatori romani.
Da
notare che originariamente non fu concesso costruire abitazioni pubbliche,
per quanto fu permessa la costruzione di fabbriche pubbliche, teatri, archi
trionfali, templi, portici, e fu permesso il posizionamento di
statue di senatori illustri e di divinità.
Fin
dal tempo del Pontefice Paolo Sisto V, la lunga Piazza del Popolo era
semplicemente il punto di partenza di tre strade, ma l’obelisco egiziano
messo al centro di quello spiazzo nel 1589 da Francesco Fontana trasformò
quel luogo, rendendolo un vero centro urbano o nodulo. Verso la metà del
XVII secolo fu trasformato in una piazza barocca, come mostrato dal dipinto
del Vanvitelli (Gaspar van Wittel) del 1679.
Nella
progettazione del Rainaldi, le due chiese barocche divennero il “focus”
dell’intera composizione architettonica e urbanistica. Il Fontana, partendo
dall’obelisco, constatò che gli assi delle tre strade esistenti formavano
fra di loro degli angoli di 22 o 23 gradi. La configurazione di queste tre
strade fece sì che i loro assi centrali potessero essere estesi e congiunti
visivamente verso il centro dell’obelisco. Questo fu un puro caso fortuito.
Le tre strade, ad un angolo complessivo di circa 45 o 50 gradi, erano
certamente entro la capacità dell’angolo della visione umana. Di
conseguenza, le tre strade poterono essere abbracciate con una visuale
unica. Questo tipo di progettazione fu chiamata “piede d’oca” in Italia,
“patte d’oie” in Francia e “goose foot” in Inghilterra. Da notare che in
Francia questa soluzione fu adottata per la progettazione della “Place d”Armes”
a Versailles, e in Italia fu usata dall’architetto Carlo Rainaldi per
modificare e creare una piazza più simmetrica di quella precedente.
Il 15
Marzo 1662 furono iniziate le fondazioni per la chiesa di Santa Maria di
Monte Santo e nel 1675 furono iniziate le fondazioni di Santa Maria dei
Miracoli, entrambe progettate da Carlo Rainaldi ma completate dal Bernini
con la collaborazione di Carlo Fontana. La chiesa di Santa Maria di Monte
Santo
fu costruita sulla sinistra della piazza e la chiesa di Santa Maria dei
Miracoli, sulla destra, guardando verso il Sud dalla porta del Popolo.
Le due
chiese furono simmetricamente piazzate sui due siti formatisi fra le tre
strade radianti del Tridente. Per quanto i due siti fossero di grandezze
diverse, le due chiese apparvero simmetriche e, di conseguenza, quasi come
un’ ingresso monumentale verso la Città Santa, entrando dalla Via Flaminia.
Il visitatore che entrò nella città si trovò di fronte le due chiese
barocche e venne casualmente introdotto ai tesori nascosti della città.
L’invitante Tridente, in questo caso, fu trasformato in uno strumento di
carattere e di persuasione barocca.
Le due
chiese del Rainaldi rappresentano un interessante caso e, quindi, meritano
una discussione ed un’analisi più dettagliata.
Le tre
strade radianti della Piazza del Popolo invitarono lo sviluppo di una
simmetria monumentale cara all’età e allo stile barocco; e cosa poteva
essere più appropriata alla Città Santa che la costruzione di due chiese,
oltre a quella già esistente nella piazza, Santa Maria del Popolo?
Ma in
quel momento una difficoltà quasi insuperabile dovette essere conquistata
per la progettazione delle due chiese, dovuto al fatto che i due siti
avevano diverse larghezze.
Anche
se il Rainaldi avesse raddrizzato i due fronti delle chiese, in entrambi i
siti, il terreno fra Via di Ripetta e Via del Corso rimaneva più largo di
quello fra Via del Corso e Via del Babuino.In altre parole, le due chiese
avrebbero ricevuto due cupole con un diametro diverso e sarebbero apparse
differenti piuttosto che simmetriche. Il Rainaldi risolse il problema in un
modo veramente ingegnoso! Costruendo la chiesa sul sito più stretto (Santa
Maria del Monte Santo) con una forma ovale, (anche questa soluzione dovuta
all’invenzione dell’ellisse da parte di Michelangelo per il Campidoglio),
egli mosse la chiesa più all’indietro sul sito fino a che il raggio minore
dell’ellisse diventò uguale al diametro del cerchio della chiesa di Santa
Maria dei Miracoli. Viste dalla Porta del Popolo, le due chiese apparvero
simili, nonostante la loro differenza geometrica e la loro posizioni attuali
rispetto ai due siti.
Si
capisce, così, che equivalenza architettonica non significa
necessariamente similarità fisica.
Le due
chiese del Rainaldi, inoltre, crearono una transizione di notevole successo
fra il blocco delle case al di là della piazza, poiché esse avevano dei
portici molto profondi, protrudendo nello spazio urbano in fronte ad esse.
Le
varie colonne dei portici continuarono lungo i muri laterali delle chiese.
In questo modo, quindi, i portici non furono dei volumi aggiunti alle chiese
ma, piuttosto, formarono una parte organica di tutto l’insieme. Le chiese
apparvero in questo modo, come un fronte monumentale alla massa delle case
al di là delle chiese e, infatti, a tutta la città. Allo stesso tempo i
portici insieme con le tre strade formarono una successione ritmica di
aperture che chiaramente definirono i confini ed i limiti della piazza.
In
questo modo, il Rainaldi raggiunse una convincente sintesi per la
definizione di spazio e di movimento in profondità.
Da
notare che alcuni anni prima della costruzione delle due chiese, il Bernini
modificò la Porta del Popolo in occasione della visita della Regina Cristina
di Svezia(1655) a Roma.
Il
Bernini progettò la corona terminale al centro della facciata centrale sopra
lo stemma di Pio IV.
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La porta monumentale del Popolo, eretta dal
Vignola nel 1561, modificata dal disegno originale di
Michelangelo e successivamente modificata dal Bernini per
celebrare la visita della Regina Cristina di Svezia a Roma nel
1655. |
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Piazza del
Popolo 1679 in un dipinto del Vanvitelli (Gaspar Van Wittel)
Da notare
la forma quasi trapezoidale della piazza, l’Obelisco Flaminio,
alto circa ventiquattro metri (al centro), gli edifici ai lati
della medesima piazza, e le due chiese barocche di Santa Maria
di Monte Santo 1662-1675 (sulla sinistra) e quella di Santa
Maria dei Miracoli1675-1679 (sulla destra), entrambe progettate
da Carlo Rainaldi e completate dal Bernini con la collaborazione
di Carlo Fontana. |
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Piazza del
Popolo, 1748, in una incisione del Vasi
Da notare la forma trapezoidale
della piazza, la profondità e la dinamica della vecchia
“Stazione di carrozze a cavalli”, da dove i pellegrini venivano
trasportati dentro la Città per visitare le reliquie
dell’antichità e tutti i luoghi sacri. |
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VIA DEL BABUINO
VIA DEL CORSO VIA DI RIPETTA
SANTA
MARIA DI MONTE SANTO SANTA MARIA DEI MIRACOLI
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Piazza del Popolo,1750
circa, incisione di Giovanni Battista Piranesi |
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Pianta del Rione
Campo Marzio nel 1777 |
La nuova Piazza del Popolo
Dal
1816 al 1834 Giuseppe Valadier iniziò e finì la trasformazione
architettonica e urbanistica della piazza, introducendo un’asse trasversale
(asse maggiore) definito da “exedrae” (panchine o sedili curvi o
semicircolari) su entrambi i lati dello spazio, usate ai tempi della Grecia
e della Roma antica come un posto per discussioni pubbliche. L’idea
principale del Valadier fu quella di collegare la nuova piazza con il fianco
del Pincio da una parte e col Tevere dall’altra. Il Valadier, inoltre,
progettò quattro nuovi palazzi nei quattro angoli dello spazio così creato,
cambiando per sempre quella che fino ad allora era stata una delle più belle
piazze barocche in Europa.
I suoi
cambiamenti ridussero l’effetto del Tridente barocco; invece di creare un
nodulo fra la Via Flaminia e le tre strade radianti del Tridente, la piazza
diventò un grande e, in qualche modo, organismo non risolto e inconclusivo.
Infatti, niente può essere più dannoso o fatale nell’introdurre un’asse
“verde” trasversale nel momento in cui un visitatore è condotto o diretto
verso la città.
Anche
questa idea dell’ovale provenne
dall’applicazione dell’ellisse inventato da Michelangelo e usato dal Bernini
per la progettazione della Piazza San Pietro, con un significato
completamente diverso.
La
famosa veduta del Piranesi del 1750 mostra come la Piazza del Popolo fosse
usata e interpretata, prima dell’intervento del Valadier, come un
intrecciarsi di massa e spazio, con movimento in profondità quale sua
caratteristica dominante e l’obelisco egiziano utilizzato come un punto di
riferimento necessario per l’intera composizione.
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Piazza
del Popolo modificata dal Valadier, 1816 - 1834 |
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Piazza del Popolo
modificata dal Valadier, 1816 - 1834 |
Negli
ultimi anni la Piazza del Popolo si è trasformata in un’elegante isola
pedonale, un luogo di eventi pubblici e di concerti all’aperto. Ciò è
diventato possibile dopo che il traffico automobilistico è stato dirottato
verso i due lati della piazza.
Oltre
alle due chiese barocche, la piazza è circondata da altre chiese, inclusa la
Chiesa di Santa Maria del Popolo, eretta nel 1099 e ricostruita nel 1472-77
con il progetto di Andrea Bregno. La facciata fu modificata dal Bernini nel
1657-59.
Fin
dai tempi del Valadier, la piazza incluse due semicerchi con fontane e leoni
egiziani al di là delle strade che conducono alla terrazza del Pincio e
verso il Tevere. Inoltre, il Valadier aggiunse le statue delle Quattro
Stagioni, due gruppi di statue di marmo al centro e sopra dei due
semicerchi, che includono Nettuno con il Tridente e due Tritoni, ed un’altra
composizione tipica di tema barocco, sviluppata nello stile neoclassico.
Nonostante la bellezza di questa piazza, uno dei fattori negativi fu il
fatto che il Valadier rinnegò alcune delle regole basilari del periodo
barocco cambiando ciò che erano lo spirito e le caratteristiche della piazza
fin dai tempi antichi e durante il periodo del Rinascimento e del Barocco.
Infatti, mentre il cerchio era la figura geometrica più importante del
Rinascimento perchè nella sua forma ideale e nella sua completezza, nella
sua purezza e squisitezza, nella sua equidistanza dal centro, si credeva che
si riferisse alla perfezione divina e corrispondente ordine universale.
Nel
secolo XVII°, invece, le qualità dinamiche e cinetiche della forma ovale o
ellisse fu preferita alla forma statica del cerchio. Movimento,
accentuazione, energia e profondità dell’ellisse rimpiazzarono l’equilibrio
del cerchio del Rinascimento poiché esse corrispondevano alle correnti
emozioni con le quali l’arte barocca fu cambiata.
Viste
dalla Porta del Popolo, le due chiese apparvero simili, nonostante la loro
differenza geometrica e le loro posizioni attuali rispetto ai due siti. Non è
assolutamente irrilevante o casuale che nel 1609 fu fatta una delle più
importanti scoperte scientifiche: la prima legge del movimento dei pianeti,
dimostrando senza alcun dubbio che l’orbita dei pianeti non è altro che un
ellisse, con il sole che occupa agendo come il loro “focus”. Questa fu una
delle più grosse ironie della storia del periodo barocco: sia a molte piazze
che a molte chiese fu data la forma dell’ellisse, ciò mentre la chiesa
cattolica respingeva vigorosamente la minaccia degli astronomi che
disputavano e respingevano la tradizione dell’universo come un punto fisso.
Allo
stesso modo in cui la chiesa di tipo longitudinale con il suo “focus”
sull’asse dinamico vinse sull’imperturbabile chiesa di tipo centralizzato
del Rinascimento, così l’ellisse, col suo asse maggiore e il suo conseguente
senso di movimento e di dinamica, soppiantò l’equilibrio non assiale del
cerchio.
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Piazza del Popolo
dopo la modifica di Carlo Rainaldi con sovrapposizione
dell'ellisse del Valadier (1816) |
Piazza del Popolo
dopo la modifica di Carlo Rainaldi con sovrapposizione
dell'ellisse di ALR (2005) |
Analizzando la piazza progettata dal Valadier, e paragonandola alle tre
immagini del 1679 del van Wittel, del 1748 del Vasi e del 1750 del Piranesi,
in cui la piazza è mostrata come un centro di attività, di dinamica e di
azione, si nota subito il senso di stabilità e di riposo della nuova piazza,
come dimostrato dalle seguenti immagini della piazza al giorno d’oggi.
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Piazza del Popolo
ai nostri giorni |
Nella
piazza del Valadier, con l’ellisse ruotato di 90 gradi, fu persa la
vista diretta di quello che originariamente era il “focus" della
composizione barocca: le due chiese all’intersezione del
Tridente.
Considerando, inoltre, che il Valadier progettò due nuovi edifici ai
fianchi delle due chiese, cambiò completamente la “vista” creata dal
Fontana e mutò per sempre quella che era la bellezza e il senso dinamico
della piazza. Infatti, prima della trasformazione del Valadier,
essa fu usata come “Stazione di carrozze a cavalli”, di partenza verso
la Città Santa dei pellegrini, arrivando dal Nord, desiderosi di visitare la
città con tutti i suoi luoghi sacri e tutte le rovine degli antichi
monumenti romani.
Sono
convinto che il Valadier volesse copiare il progetto del Bernini per la
costruzione della Piazza San Pietro, conseguendo un risultato completamente
diverso.
Infatti, nell’ovale del Bernini, per quanto anch’egli ruotò l’ovale di 90
gradi rispetto alla Basilica, il concetto e il messaggio che intendeva
raggiungere e divulgare, era quello che le colonnate ai lati della piazza,
lungo il perimetro dell’ovale, rappresentavano “le braccia estese della
Chiesa Madre, stringendo al proprio petto e accettando a braccia aperte
tutti i suoi figli, cattolici, non cattolici e atei”.
Nella
piazza modificata dal Valadier, egli allontanò e distrasse i visitatori dal
“focus” delle due chiese, non soltanto aggiungendo due palazzi ai lati delle
due chiese ma anche allungò il tempo della “scoperta” dei luoghi sacri e
smorzò l’entusiasmo della visita, anche se solo temporaneamente.
Questa
foto di Piazza del Popolo, prima che fosse convertita in una piazza
pedonale, dimostra chiaramente la mia analisi in cui ho spiegato come la
ruotazione dell’asse longitudinale abbia avuto effetto negativo su tutta la
piazza, due terzi della quale furono usati come parcheggio e come zona
inutilizzata.
Le due
traccie scure, ai lati dell’obelisco, traccie lasciate dal traffico
automobilistico, confermano il fatto che la piazza originaria fu usata con
l’asse dinamico nel senso longitudinale e non nel senso trasversale.
(Vedi
i disegni precedenti, dopo le modifiche di Carlo Rainaldi)
I suoi
cambiamenti ridussero l’effetto del Tridente barocco; invece di creare un
nodulo fra la Via Flaminia e le tre strade radianti del Tridente, la piazza
diventò un grande e, in qualche modo, organismo non risolto e inconclusivo.
Infatti, niente può essere più dannoso o fatale nell’introdurre un’asse
“verde” trasversale nel momento in cui un visitatore è condotto o diretto
verso la città.
Come
e’ chiaramente dimostrato dalle immagini, il centro
della piazza appare molto bella, ma scarna e priva della vitalita’, dell’azione e della dinamicita’ del periodo barocco.
L'analisi di Alessandro La
Rocca
Durante i miei studi / ricerche, ho analizzato diverse situazioni e proposte
diverse soluzioni, ma sono sempre arrivato alla conclusione che ruotare di
90 gradi l’asse dinamico dell’ellisse fosse la soluzione più appropriata per
catturare e mantenere lo spirito della composizione originaria, seguendo
allo stesso le regole del periodo barocco.
Ho
cercato, inoltre, di scomporre tutti gli elementi dell’ovale del Valadier e
di esaminarli separatamente, come dimostrato nei disegni sottostanti.
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Piazza del Popolo interpretata
da Alessandro La Rocca: Ricostruzione ed analisi dell'Ellisse del
Valadier (2005) |
Nella mia progettazione ideale, ho
inteso ricreare lo spirito e di catturare le intenzioni delle regole
dell’ovale del periodo barocco.
Ho
cercato di creare una piazza dinamica e piena di aspettative, pur mantenendo
gli stessi obelischi, le stesse fontane, le stesse statue del periodo
neo-classico usate dal Valadier. Inoltre, eliminando i due edifici ai
fianchi delle due chiese barocche, e proponendo due nuovi palazzi sui lati
del nuovo ellisse, sono riuscito a ristabilire il “Focus” originale. E, pur
mantenendo il traffico motorizzato dei giorni moderni passando di fronte ai
due nuovi edifici, lungo il perimetro dell’asse dinamico, penso di aver
interpretato le regole del barocco. Allo stesso tempo penso di aver snellito
il traffico e di aver accelerato l’ingresso verso la città, cosi com’era una
volta. Infatti, la descrizione della basilare attitudine umana e della forma
di vita dell’architettura dell’Età Barocca include termini tecnici quali:
Sistema, Centralizzazione, Estensione e Movimento.
Da
notare come la piazza avrebbe dovuto apparire, pur mantenendo i limiti
dell’area usata dal Valadier. Da osservare, inoltre, che i due edifici
ai fianchi delle chiese barocche avrebbero dovuto essere rimossi
da quella posizione e costruiti ai fianchi della piazza, lungo l’asse
dinamico.
Cercando di applicare questi principi, alla fine penso di essere riuscito a
creare, anche se immaginariamente, la piazza che il Valadier avrebbe dovuto
progettare circa 185 anni fa. Una piazza piena di dinamicità, di movimento
piuttosto accelerato, di estensione in senso longitudinale, piuttosto che
trasversale.
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Piazza del Popolo
interpretata da Alessandro La Rocca: PIANTE SCHEMATICHE (2005) |
Da notare la differenza tra le due soluzioni sovrapposte.
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Piazza del Popolo ai nostri giorni |
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