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La città di Roma prima del movimento barocco

Agli inizi del XVI secolo Roma aveva dei problemi piuttosto seri dovuti all’enorme crescita della popolazione ed anche alle condizioni deteriorate e degradate della città, completamente in rovina dopo la distruzione dei templi dell’antichità.

Inoltre, a causa dei problemi della circolazione, della difesa della città, degli acquedotti, e degli impianti di fognatura che versavano in condizioni piuttosto disastrose, Papa Sisto V  decise di intraprendere diversi progetti civici per il miglioramento della città.

Il Pontefice comprese che soltanto i miglioramenti artistici, architettonici e civili di chiese, basiliche, come San Pietro, ed altri edifici secolari, come il Campidoglio, non fossero sufficienti. Il collegamento tra quei siti e quei monumenti della storia romana era così importante quanto i monumenti stessi e le varie opere architettoniche.

Quindi, per poter collegare queste opere civiche e i vari monumenti della cristianità, il Pontefice assegnò il compito dello studio urbanistico della città a Domenico Fontana, nato nel 1543 e morto nel 1607, un architetto relativamente famoso a quei tempi, piuttosto “arido” e totalmente privo di immaginazione come architetto, ma abbastanza brillante come urbanista. Poiché il Fontana era un osservatore e aveva con un’immaginazione piuttosto fervida, immediatamente comprese che il caos delle colline romane con tutti i suoi antichi templi, ormai quasi completamente distrutti, aveva bisogno di un sistema visivo molto forte e accentuato.

In generale il piano per la rete stradale proposta dal Fontana apparve piuttosto schematico e alquanto difficile da poter essere eseguito rispetto alla topografia dei vari colli e valli dell’antica Roma. Da notare che queste difficoltà avrebbero potuto essere risolte livellando i colli o riempiendo le valli con i materiali di riporto, riducendo questi siti a delle pianure. Questa era, infatti, una delle caratteristiche topografiche essenziali del periodo Barocco: necessità di aree completamente pianeggianti.

Ad ogni modo, la rete stradale schematica proposta dal Fontana non rappresentò un’innovazione fondamentale, derivava dall’interesse generale nel movimento tipico dell’architettura del “Manierismo”. In molti casi questo interesse significava un contatto più attivo fra gli edifici di per se stessi ed i vari siti.

Un dipinto nel Vaticano mostra chiaramente il concetto generale proposto da Francesco Fontana per l’urbanizzazione della città di Roma.

Egli usò, senza dubbio, le stesse idee e gli stessi concetti per piani urbanistici e progettazioni stradali usati in altre città italiane; ma ebbe una brillante idea che elevò la tecnica urbanistica a in un’opera d’arte da tramandare per i secoli a venire per i futuri urbanisti.

Il Fontana segnò e puntualizzò i luoghi chiave della città di Roma con “obelischi” rimasti dai tempi dell’impero romano e dalle conquiste di Roma nel mondo conosciuto fino ad allora. Egli piazzò gli obelischi esattamente nella loro posizione finale nella città affinché tutti potessero vederli ed ammirarli. In questo modo egli introdusse l’idea che le nuove strade della città non solo collegassero i luoghi più importanti di Roma, ma le strade stesse potessero essere accentuate e visualizzate, in modo da dimostrare un piano generale di urbanizzazione.

 

Incisione conservata in Vaticano con il Piano Generale proposto dal Fontana per l'urbanizzazione di Roma

 

Naturalmente, gli antichi obelischi offrirono una risposta immediata e a portata di mano.

Ugualmente importante in questa progettazione di massima fu il fatto che il Fontana aveva a sua disposizione una limitata quantità di risorse economiche. Infatti, durante il periodo di Sisto V, che fu pontefice per soli cinque anni, esattamente dal 1585 al 1590, il Fontana  poté eseguire soltanto la parte preliminare del suo laborioso piano, cioè il piazzamento degli antichi obelischi nei punti chiave della città. La fortuna volle che questo fosse il primo passo e la decisione più importante del suo piano di urbanizzazione. Gli obelischi funzionarono da guida futura per il piano urbanistico di tutta la città, nonché formarono una scala di grandezza o un punto di riferimento per tutti i successivi progettisti e urbanisti. Da notare che anche i pontefici, come tanti altri prelati, non erano esenti da gelosie. In genere, i papi successori non erano molto ansiosi di portare a termine i progetti non completati dai loro predecessori, preferendo intraprendere nuovi progetti per onorare e immortalare il loro papato.

I risultati conseguiti da Sisto V furono assolutamente perfetti per queste circostanze. Egli stabilì ed ebbe successo in entrambi i casi: fu l’artefice di un progetto generale per l’urbanizzazione di tutta città e fece creare una serie di opportunità di progettazione che i pontefici successive poterono eseguire, pur mantenendo il loro “ego” soddisfatti.

l piano urbanistico generale del Fontana richiese la progettazione di molteplici architetti e urbanisti, lavorando in siti diversi e con differenti requisiti per i secoli seguenti.

Sisto V fece collocare la rete di obelischi progettata dal Fontana in tutta la città e, da allora in poi, tutti i centri, le piazze e i monumenti principali furono collocati da altri architetti, urbanisti e scultori intorno a queste strutture dell’antichità.

I principi della loro progettazione avevano le loro radici ben piantate nell’architettura dell’antica Roma e nei nuovi concetti del Rinascimento, soprattutto per merito di Michelangelo, del Bramante, del Palladio e di moltissimi altri geni.

Piazza del Popolo rappresentò il prototipo di uno dei basilari aspetti delle città barocche, che si diramavano da un centro o da un monumento significativo ad un’altro.

In questa piazza, il “focus” o il punto d’attrazione fu la vista delle due chiese barocche dall’ingresso principale, Porta del Popolo, guardando verso la Città Santa.

 

Pianta schematica del Fontana per lo sviluppo di Roma

Pianta schematica del Fontana per lo sviluppo di Roma

 

Piazza del Popolo, pianta originaria, prima delle modifiche di Carlo Rainaldi Piazza del Popolo dopo la modifica di Carlo Rainaldi

 

Pianta dell'antica piazza del Popolo (1748)

Veduta frontale dell'antica porta del Popolo(1748)

 

La vecchia Piazza del Popolo

L’area su cui si trova ora la chiesa di Sant’Andrea della Valle era definita dalla piazza cosiddetta “di Siena” perché il palazzo fatto costruire dal cardinale senese Enea Silvio Piccolomini la occupava interamente. Costanza Piccolomini d’Aragona, duchessa di Amalfi e contessa di Celano il 20 giugno 1582 lasciò in eredità il palazzo di famiglia ai Chierici regolari appartenenti all’ordine fondato nel 1524 da Gian Pietro Carafa, poi papa Paolo IV, e da Gaetano da Thiene. I Chierici, detti appunto Teatini dall’antico nome di Chieti dove Carafa era stato vescovo, presero possesso del palazzo nel 1586 accogliendo la richiesta della Piccolomini di erigere una chiesa dedicata a Sant’Andrea, protettore di Amalfi.

Anticamente questo sito era conosciuto come Piazza Flaminia. Successivamente fu chiamato Piazza del Popolo dovuto alla quantità di Pioppi (“populi” in latino) del Mausoleo di Augusto che si estendevano fino a questa zona. Tutta la zona che giaceva dal Tevere da una parte e dalla collina del Pincio dall’altra, anticamente fu chiamata Campo Marzio dovuto al fatto che questa estesa pianura fu dedicate da Romolo a Marte, Dio della Guerra. In questo piazzale enorme, la gioventù romana si esercitò nell’arte militare, mentre i meno giovani usarono questo sito per tenere comizi per l’elezione dei Magistrati e dei Senatori romani.

Da notare che originariamente non fu concesso costruire abitazioni pubbliche, per quanto fu permessa la costruzione di fabbriche pubbliche, teatri, archi trionfali, templi, portici, e fu permesso il posizionamento di statue di senatori illustri e di divinità.

Fin dal tempo del Pontefice Sisto V, la lunga Piazza del Popolo era semplicemente il punto di partenza di tre strade, ma l’obelisco egiziano messo al centro di quello spiazzo nel 1589 da Francesco Fontana trasformò quel luogo, rendendolo un vero centro urbano o nodulo. Verso la metà del XVII secolo fu trasformato in una piazza barocca, come mostrato dal dipinto del Vanvitelli (Gaspar van Wittel) del 1679.

Nella progettazione del Rainaldi, le due chiese barocche divennero il “focus” dell’intera composizione architettonica e urbanistica. Il Fontana, partendo dall’obelisco, constatò che gli assi delle tre strade esistenti formavano fra di loro degli angoli di 22 o 23 gradi. La configurazione di queste tre strade fece sì che i loro assi centrali potessero essere estesi e congiunti visivamente verso il centro dell’obelisco. Questo fu un puro caso fortuito. Le tre strade, ad un angolo complessivo di circa 45 o 50 gradi, erano certamente entro la capacità dell’angolo della visione umana. Di conseguenza, le tre strade poterono essere abbracciate con una visuale unica. Questo tipo di progettazione fu chiamata “piede d’oca” in Italia, “patte d’oie” in Francia e “goose foot” in Inghilterra. Da notare che in Francia questa soluzione fu adottata per la progettazione della “Place d”Armes” a Versailles, e in Italia fu usata dall’architetto Carlo Rainaldi per modificare e creare una piazza più simmetrica di quella precedente.

Il 15 Marzo 1662 furono iniziate le fondazioni per la chiesa di Santa  Maria di Monte Santo e nel 1675 furono iniziate le fondazioni di Santa Maria dei Miracoli, entrambe progettate da Carlo Rainaldi ma completate dal Bernini con la collaborazione di Carlo Fontana. La chiesa di Santa Maria di Monte Santo fu costruita sulla sinistra della piazza e la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, sulla destra, guardando verso il Sud dalla porta del Popolo.

Le due chiese furono simmetricamente piazzate sui due siti formatisi fra le tre strade radianti del Tridente. Per quanto i due siti fossero di grandezze diverse, le due chiese apparvero simmetriche e, di conseguenza, quasi come un’ ingresso monumentale verso la Città Santa, entrando dalla Via Flaminia. Il visitatore che entrò nella città si trovò di fronte le due chiese barocche e venne casualmente introdotto ai tesori nascosti della città.

L’invitante Tridente, in questo caso, fu trasformato in uno strumento di carattere e di persuasione barocca.

Le due chiese del Rainaldi rappresentano un interessante caso e, quindi, meritano una discussione ed un’analisi più dettagliata.

Le tre strade radianti della Piazza del Popolo invitarono lo sviluppo di una simmetria monumentale cara all’età e allo stile barocco; e cosa poteva essere più appropriata alla Città Santa che la costruzione di due chiese, oltre a quella già esistente nella piazza, Santa Maria del Popolo?

Ma in quel momento una difficoltà quasi insuperabile dovette essere conquistata per la progettazione delle due chiese, dovuto al fatto che i due siti avevano diverse larghezze.

Anche se il Rainaldi avesse raddrizzato i due fronti delle chiese, in entrambi i siti, il terreno fra Via di Ripetta e Via del Corso rimaneva più largo di quello fra Via del Corso e Via del Babuino.In altre parole, le due chiese avrebbero ricevuto due cupole con un diametro diverso e sarebbero apparse differenti piuttosto che simmetriche. Il Rainaldi risolse il problema in un modo veramente ingegnoso! Costruendo la chiesa sul sito più stretto (Santa Maria del Monte Santo) con una forma ovale, (anche questa soluzione dovuta all’invenzione dell’ellisse da parte di Michelangelo per il Campidoglio), egli mosse la chiesa più all’indietro sul sito fino a che il raggio minore dell’ellisse diventò uguale al diametro del cerchio della chiesa di Santa Maria dei Miracoli. Viste dalla Porta del Popolo, le due chiese apparvero simili, nonostante la loro differenza geometrica e la loro posizioni attuali rispetto ai due siti.

Si capisce, così,  che equivalenza architettonica non significa necessariamente similarità fisica.

Le due chiese del Rainaldi, inoltre, crearono una transizione di notevole successo fra il blocco delle case al di là della piazza, poiché esse avevano dei portici molto profondi, protrudendo nello spazio urbano in fronte ad esse.

Le varie colonne dei portici continuarono lungo i muri laterali delle chiese. In questo modo, quindi, i portici non furono dei volumi aggiunti alle chiese ma, piuttosto, formarono una parte organica di tutto l’insieme. Le chiese apparvero in questo modo, come un fronte monumentale alla massa delle case al di là delle chiese e, infatti, a tutta la città. Allo stesso tempo i portici insieme con le tre strade formarono una successione ritmica di aperture che chiaramente definirono i confini ed i limiti della piazza.

In questo modo, il Rainaldi raggiunse una convincente sintesi per la definizione di spazio e di movimento in profondità.

Da notare che alcuni anni prima della costruzione delle due chiese, il Bernini modificò la Porta del Popolo in occasione della visita della Regina Cristina di Svezia(1655) a Roma.

Il Bernini progettò la corona terminale al centro della facciata centrale sopra lo stemma di Pio IV.

 

La porta monumentale del Popolo, eretta dal Vignola nel 1561, modificata dal disegno originale di Michelangelo e successivamente modificata dal Bernini per celebrare la visita della Regina Cristina di Svezia a Roma nel 1655.

 
 

Piazza del Popolo 1679 in un dipinto del Vanvitelli (Gaspar Van Wittel)

Da notare la forma quasi trapezoidale della piazza, l’Obelisco Flaminio, alto circa ventiquattro metri (al centro), gli edifici ai lati della medesima piazza, e le due chiese barocche di Santa Maria di Monte Santo 1662-1675 (sulla sinistra) e quella di Santa Maria dei Miracoli1675-1679 (sulla destra), entrambe progettate da Carlo Rainaldi e completate dal Bernini con la collaborazione di Carlo Fontana.

 

Piazza del Popolo, 1748, in una incisione del Vasi

Da notare la forma trapezoidale della piazza, la profondità e la dinamica della vecchia “Stazione di carrozze a cavalli”, da dove i pellegrini venivano trasportati dentro la Città per visitare le reliquie dell’antichità e tutti i luoghi sacri.

 

VIA DEL BABUINO                                                             VIA DEL CORSO                                                      VIA DI RIPETTA

 

                        SANTA MARIA DI MONTE SANTO                                                      SANTA MARIA DEI MIRACOLI

Piazza del Popolo,1750 circa, incisione di Giovanni Battista Piranesi

 

Pianta del Rione Campo Marzio nel 1777

 

La nuova Piazza del Popolo

Dal 1816 al 1834 Giuseppe Valadier iniziò e finì la trasformazione architettonica e urbanistica della piazza, introducendo un’asse trasversale (asse maggiore) definito da “exedrae” (panchine o sedili curvi o semicircolari) su entrambi i lati dello spazio, usate ai tempi della Grecia e della Roma antica come un posto per discussioni pubbliche. L’idea principale del Valadier fu quella di collegare la nuova piazza con il fianco del Pincio da una parte e col Tevere dall’altra. Il Valadier, inoltre, progettò quattro nuovi palazzi nei quattro angoli dello spazio così creato, cambiando per sempre quella che fino ad allora era stata una delle più belle piazze barocche in Europa.

I suoi cambiamenti ridussero l’effetto del Tridente barocco; invece di creare un nodulo fra la Via Flaminia e le tre strade radianti del Tridente, la piazza diventò un grande e, in qualche modo, organismo non risolto e inconclusivo. Infatti, niente può essere più dannoso o fatale nell’introdurre un’asse “verde” trasversale nel momento in cui un visitatore è condotto o diretto verso la città.

Anche questa idea dell’ovale provenne dall’applicazione dell’ellisse inventato da Michelangelo e usato dal Bernini per la progettazione della Piazza San Pietro, con un significato completamente diverso.

La famosa veduta del Piranesi del 1750 mostra come la Piazza del Popolo fosse usata e interpretata, prima dell’intervento del Valadier, come un intrecciarsi di massa e spazio, con movimento in profondità quale sua caratteristica dominante e l’obelisco egiziano utilizzato come un punto di riferimento necessario per l’intera composizione.

 

Piazza del Popolo modificata dal Valadier, 1816 - 1834

 

Piazza del Popolo modificata dal Valadier, 1816 - 1834

 

Negli ultimi anni la Piazza del Popolo si è trasformata in un’elegante isola pedonale, un luogo di eventi pubblici e di concerti all’aperto. Ciò è diventato possibile dopo che il traffico automobilistico è stato dirottato verso i due lati della piazza.

Oltre alle due chiese barocche, la piazza è circondata da altre chiese, inclusa la Chiesa di Santa Maria del Popolo, eretta nel 1099 e ricostruita nel 1472-77 con il progetto di Andrea Bregno. La facciata fu modificata dal Bernini nel 1657-59.

Fin dai tempi del Valadier, la piazza incluse due semicerchi con fontane e leoni egiziani al di là delle strade che conducono alla terrazza del Pincio e verso il Tevere. Inoltre, il Valadier aggiunse le statue delle Quattro Stagioni, due gruppi di statue di marmo al centro e sopra dei due semicerchi, che includono Nettuno con il Tridente e due Tritoni, ed un’altra composizione tipica di tema barocco, sviluppata nello stile neoclassico.

Nonostante la bellezza di questa piazza, uno dei fattori negativi fu il fatto che il Valadier rinnegò alcune delle regole basilari del periodo barocco cambiando ciò che erano lo spirito e le caratteristiche della piazza fin dai tempi antichi e durante il periodo del Rinascimento e del Barocco.

Infatti, mentre il cerchio era la figura geometrica più importante del Rinascimento perchè nella sua forma ideale e nella sua completezza, nella sua purezza e squisitezza, nella sua equidistanza dal centro, si credeva che si riferisse alla perfezione divina e corrispondente ordine universale.

Nel secolo XVII°, invece, le qualità dinamiche e cinetiche della forma ovale o ellisse fu preferita alla forma statica del cerchio. Movimento, accentuazione, energia e profondità dell’ellisse rimpiazzarono l’equilibrio del cerchio del Rinascimento poiché esse corrispondevano alle correnti emozioni con le quali l’arte barocca fu cambiata.

Viste dalla Porta del Popolo, le due chiese apparvero simili, nonostante la loro differenza geometrica e le loro posizioni attuali rispetto ai due siti. Non è assolutamente irrilevante o casuale che nel 1609 fu fatta una delle più importanti scoperte scientifiche: la prima legge del movimento dei pianeti, dimostrando senza alcun dubbio che l’orbita dei pianeti non è altro che un ellisse, con il sole che occupa agendo come il loro “focus”. Questa fu una delle più grosse ironie della storia del periodo barocco: sia a molte piazze che a molte chiese fu data la forma dell’ellisse, ciò mentre la chiesa cattolica respingeva vigorosamente la minaccia degli astronomi che disputavano e respingevano la tradizione dell’universo come un punto fisso.

Allo stesso modo in cui la chiesa di tipo longitudinale con il suo “focus” sull’asse dinamico vinse sull’imperturbabile chiesa di tipo centralizzato del Rinascimento, così l’ellisse, col suo asse maggiore e il suo conseguente senso di movimento e di dinamica, soppiantò l’equilibrio non assiale del cerchio.

 

Piazza del Popolo dopo la modifica di Carlo Rainaldi con sovrapposizione dell'ellisse del Valadier (1816)

Piazza del Popolo dopo la modifica di Carlo Rainaldi con sovrapposizione dell'ellisse di ALR (2005)

 

Analizzando la piazza progettata dal Valadier, e paragonandola alle tre immagini del 1679 del van Wittel, del 1748 del Vasi e del 1750 del Piranesi, in cui la piazza è mostrata come un centro di attività, di dinamica e di azione, si nota subito il senso di stabilità e di riposo della nuova piazza, come dimostrato dalle seguenti immagini della piazza al giorno d’oggi.

 

Piazza del Popolo ai nostri giorni

Nella piazza del Valadier, con l’ellisse ruotato  di 90 gradi, fu persa la vista diretta di quello che originariamente era il “focus" della composizione barocca: le due  chiese  all’intersezione del Tridente.

Considerando, inoltre, che il Valadier progettò due nuovi edifici ai fianchi delle due chiese, cambiò completamente la “vista” creata dal Fontana e mutò per sempre quella che era la bellezza e il senso dinamico della piazza.  Infatti, prima  della trasformazione del Valadier,  essa fu usata come “Stazione  di carrozze a cavalli”, di partenza verso la Città Santa dei pellegrini, arrivando dal Nord, desiderosi di visitare la città con tutti i suoi luoghi sacri e tutte le rovine degli antichi monumenti romani.

Sono convinto che il Valadier volesse copiare il progetto del Bernini per la costruzione della Piazza San Pietro, conseguendo un risultato completamente diverso.

Infatti, nell’ovale del Bernini, per quanto anch’egli ruotò l’ovale di 90 gradi rispetto alla Basilica, il concetto e il messaggio che intendeva raggiungere e divulgare, era quello che le colonnate ai lati della piazza, lungo il perimetro dell’ovale, rappresentavano “le braccia estese della Chiesa Madre, stringendo al proprio petto e accettando a braccia aperte tutti i suoi figli, cattolici, non cattolici e atei”.

Nella piazza modificata dal Valadier, egli allontanò e distrasse i visitatori dal “focus” delle due chiese, non soltanto aggiungendo due palazzi ai lati delle due chiese ma anche allungò il tempo della “scoperta” dei luoghi sacri e smorzò l’entusiasmo della visita, anche se solo temporaneamente.

 

 

Questa foto di Piazza del Popolo, prima che fosse convertita in una piazza pedonale, dimostra chiaramente la mia analisi in cui ho spiegato come la ruotazione dell’asse longitudinale abbia avuto effetto negativo su tutta la piazza, due terzi della quale furono usati come parcheggio e come zona inutilizzata.

Le due traccie scure, ai lati dell’obelisco, traccie lasciate dal traffico automobilistico, confermano il fatto che la piazza originaria fu usata con l’asse dinamico nel senso longitudinale e non nel senso trasversale.  

(Vedi i disegni precedenti, dopo le modifiche di Carlo Rainaldi)

I suoi cambiamenti ridussero l’effetto del Tridente barocco; invece di creare un nodulo fra la Via Flaminia e le tre strade radianti del Tridente, la piazza diventò un grande e, in qualche modo, organismo non risolto e inconclusivo. Infatti, niente può essere più dannoso o fatale nell’introdurre un’asse “verde” trasversale nel momento in cui un visitatore è condotto o diretto verso la città.

 

 

Come e’ chiaramente dimostrato dalle immagini, il centro della piazza appare molto bella, ma scarna e priva della vitalita’, dell’azione e della dinamicita’ del periodo barocco.

 

L'analisi di Alessandro La Rocca

Durante i miei studi / ricerche, ho analizzato diverse situazioni e proposte diverse soluzioni, ma sono sempre arrivato alla conclusione che ruotare di 90 gradi l’asse dinamico dell’ellisse fosse la soluzione più appropriata per catturare e mantenere lo spirito della composizione originaria, seguendo allo stesso le regole del periodo barocco.

Ho cercato, inoltre, di scomporre tutti gli elementi dell’ovale del Valadier e di esaminarli separatamente, come dimostrato nei disegni sottostanti.

Piazza del Popolo interpretata da Alessandro La Rocca: Ricostruzione ed analisi dell'Ellisse del Valadier (2005)

 

Nella mia progettazione ideale, ho inteso ricreare lo spirito e di catturare le intenzioni delle regole dell’ovale del periodo barocco.

Ho cercato di creare una piazza dinamica e piena di aspettative, pur mantenendo gli stessi obelischi, le stesse fontane, le stesse statue del periodo neo-classico usate dal Valadier. Inoltre, eliminando i due edifici ai fianchi delle due chiese barocche, e proponendo due nuovi palazzi sui lati del nuovo ellisse, sono riuscito a ristabilire il “Focus” originale. E, pur mantenendo il traffico motorizzato dei giorni moderni passando di fronte ai due nuovi edifici, lungo il perimetro dell’asse dinamico, penso di aver interpretato le regole del barocco. Allo stesso tempo penso di aver snellito il traffico e di aver accelerato l’ingresso verso la città, cosi com’era una volta. Infatti, la descrizione della basilare attitudine umana e della forma di vita dell’architettura dell’Età Barocca include termini tecnici quali: Sistema, Centralizzazione, Estensione e Movimento.

Da notare come la piazza  avrebbe dovuto apparire, pur mantenendo i limiti dell’area usata dal Valadier.  Da osservare, inoltre, che i due edifici ai fianchi delle chiese barocche avrebbero  dovuto  essere rimossi da quella posizione e costruiti ai fianchi della piazza, lungo l’asse  dinamico.

Cercando di applicare questi principi, alla fine penso di essere riuscito a creare, anche se immaginariamente, la piazza che il Valadier avrebbe dovuto progettare circa 185 anni fa. Una piazza piena di dinamicità, di movimento piuttosto accelerato, di estensione in senso longitudinale, piuttosto che trasversale.

 

Piazza del Popolo interpretata da Alessandro La Rocca: PIANTE SCHEMATICHE (2005)

 

Da notare la differenza tra le due soluzioni sovrapposte.

 

Piazza del Popolo ai nostri giorni

 

 

Per chiarimenti e approfondimenti scrivi a acalamosca@verizon.net

Alessandro la Rocca