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di ALR
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Piazza Navona
S. Pietro
 Pantheon

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S. Maria della Pace

S. Ivo alla Sapienza

S. Andrea della Valle

S. Carlo alle Quattro
Fontane




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Introduzione
In questa narrativa
cercherò di catturare e trasferire le qualità essenziali della storia di
questa meravigliosa piazza, i suoi creatori e progettisti e il loro
periodo architettonico, i vari personaggi che fecero parte di questa storia,
alcuni capolavori architettonici e civici, le svariate composizioni sculturali e pittoriche di quegli architetti, scultori e pittori del
periodo Barocco in Roma.
L'epoca romana
Piazza Navona é una
delle più belle e rappresentative piazza del periodo barocco in Roma. Essa
sorse in un’area dove al tempo di Cesare si svolgevano ludi ginnici, ed
infatti Nerone vi fece costruire un anfiteatro che l’imperatore Domiziano
trasformò nel Circus Agonis, costruito in travertino e laterizi.
Di tutte le piazze
barocche di Roma, Piazza Navona occupa un ruolo particolare perché la sua
forma principale fu stabilita in anticipo: infatti fu determinate dallo
stadio dell’imperatore Domiziano, che poteva contenere circa 30.000
spettatori, e venne usato per la prima volta nell’ 86 d.C.. Essa fu nominata
”Circus Agonalis” e fu usata come arena per giochi e combattimenti (agones
in latino), e per competizioni di vario genere, inclusa la corsa di
velocità oltre che per gare ginniche (certamen gynnicum) e “Naumachias” o
battaglie navali. Questo stadio fu usato per diversi secoli, anche dopo che
Roma, da Impero Pagano divenne Impero Cristiano. Da “agones” il nome divenne
“n’agone”, poi” navone”, e infine fu corrotto in “Navona”.
Questo circo venne
edificato ai limiti Sud-Ovest del quartiere di Campo Marzio, accanto alle
Terme Neroniane ed allo stadio di Agrippa. Il campo
agonalis originariamente misurava 275 e 265 metri (da notare la differenza
dei due lati longitudinali) e 106 metri in larghezza. Aveva due lunghi lati
paralleli nella direzione Nord-Sud e i due lati corti erano uno un emiciclo,
nel lato Nord e l’altro, leggermente obliquo, nel lato Sud. Come molti altri
monumenti dell’antichità, le strutture architettoniche del circo subirono
le ingiurie dei secoli e degli uomini che lo depredarono delle pietre e dei
marmi per poter costruire i vari palazzi e le case circostanti. Nel secolo
tredicesimo, lungo le gradinate del circo incominciarono a sorgere le prime
residenze delle potenti famiglie baronali romane, che vennero a formare la
“Platea Agona”.
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L’antico
Circus Agonalis inaugurato nell’ 89 d.C. |
Ricostruzione dello
Stadio di Domiziano |
Il Circus Agonalis o
Campus Agonis, chiamato anche stadio di Domiziano, fu fatto costruire da
Domiziano nell’86 d.C., per permettere i giochi atletici greci da lui
particolarmente apprezzati e goduti, ma che i romani non amavano,
considerandoli immorali. Lo stadio
consisteva di un edificio a forma di ”U”, con il quarto lato leggermante
obliquo rispetto ai lati principali. Esso fu costruito con una facciata
esterna di due piani, edificata con due ordini di arcate su pilastri: il
piano inferiore di ordine ionico e quello superiore di ordine corinzio. Lo
stadio, inoltre, conteneva un piano sotterraneo. L'ingresso dentro lo stadio
avveniva da due ingressi sui lati longitudinali ed uno sul lato curvo dello
stadio. Le
gradinate in pietra per gli spettatori erano su due piani, interrotti
all’origine del semi-cerchio dello stadio per provvedere dei palchi per gli
imperatori e per le autorità religiose e civiche. La facciata principale con
i portici esterni e gli atrii degli ingressi principali erano costruiti in
blocchi di travertino, materiale molto comune nelle cave del Lazio, e tutte
le altre strutture erano costruite di laterizi. Infine, le pareti interne
del circo erano rivestite di stucco e propriamente decorate. Dopo che
il Colosseo fu devastato da un grande incendio nel 217 d.C., il Circo fu
usato per moltissimi anni per i combattimenti dei gladiatori. Le camere sotterranee,
chiamate “Lupanari”, furono usate come prostriboli, così come lo furono
quelle del Circus Maximus.
Lo stadio
fu restaurato da Alessandro Severo, e questo fu il motivo per cui nel
Medioevo fu chiamato Circus Alessandri. La chiesa di Santa
Agnese in Agone fu fondata, secondo la leggenda, sul luogo in cui, nell’ anno
304 d.C., fu martirizzata la tredicenne Agnese, figlia di una famiglia
dell’aristocrazia romana, convertita al Cristianesimo, colpevole di aver
rifiutato il figlio del prefetto di Roma, Sinfronio, e quindi denunciata
come cristiana. Essa venne denudata per i clienti del postribolo e i suoi
capelli, in quel momento si sciolsero miracolosamente e scesero fino a
coprirle il corpo quasi interamente. Nessuno dei presenti osò violentare la
sua verginità, dopo che l’unica persona che ci provò cadde fulminata ai suoi
piedi. Poichè andarono a vuoto tutti i tentativi di farla morire bruciata,
alla fine fu pugnalata a morte ed infine sgozzata. Da quel
momento la Chiesa la riconobbe tra i suoi martiri. Per conservare la
memoria del suddetto miracolo e della martirizzazione di quella giovane
cristiana, nel medesimo luogo fu ricostruita una nuova chiesa, sopra le
fondazioni di una basilica paleocristiana sorta prima nel VIII secolo e poi
ricostruita nel XII secolo per volere di Callisto II.
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Assonometria dell'antico Circus Agonalis – 86 d.C.
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Piazza Navona nel medioevo
Intorno all’anno mille, lo stadio era ancora
interamente chiuso, con una sola via che correva lungo le attuali via del
Pasquino e dei Canestrari, mentre la piazza si presentava divisa in piccolo
orticelli con qualche casupola e la piccola, primitiva chiesa di Santa
Agnese in Agone.
Il Circus Agonalis, restaurato da Alessandro
Severo in quel periodo, fu chiamato Circus Alessandri.
Era adiacente al percorso seguito dai Papi che
attraversavano Roma per raggiungere San Pietro, la chiesa più importante e
famosa del mondo conosciuto fino ad allora, dalla loro residenza di San
Giovanni in Laterano.
Le gradinate originarie dello stadio, in
pietra, restarono in uso fino al quindicesimo secolo, quando i romani,
appassionati di sport, accorrevano ad assistere a tornei tra cavalieri
riccamente bardati.
Piazza Navona nel rinascimento
La vita della piazza
iniziò soltanto nella seconda metà del XV secolo, allorché venne qui trasferito il mercato che da parecchi anni si teneva sulla piazza del
Campidoglio, divenendo un punto fisso di vendita di ortaggi, carni, e
prodotti vari. Luogo di
mercato e d’incontro, la piazza divenne anche il luogo delle feste e delle
processioni, tanto che fu regolarizzata e “mattonata” nel 1485 (anche se la
vera e propria selciatura avvenne soltanto nel 1488). Gli Spagnoli
introdussero, nel 1579, la tradizione della processione del mattino di
Pasqua con lo sparo dei mortaretti: qui si rinnovarono quelle feste
carnevalesche del Maggio romanesco che avevano già reso famosi Testaccio ed
altri luoghi della città. Essenziali furono i miglioramenti e l’ornamento
della piazza, impresa di Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585), che fece
portare ben tre fontane, compreso un abbeveratoio, al servizio del mercato e
degli animali da trasporto che vi affluivano.
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Prospettiva di Piazza Navona nel Rinascimento.
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Da notare
le due fontane del cinquecento allora esistenti, le due chiese esistenti, le
attività della piazza usata come mercato rionale, i vari animali usati per
il trasporto delle mercanzie nella piazza, e la varie attività civili. Anche
in quel periodo la piazza era piena di vita e di vitalità, come lo rimarrà
per i prossimi secoli, immutata.
Piazza Navona nel periodo
barocco
Gli architetti e i principali personaggi dell'epoca
Prima di descrivere
questo capolavoro di architettura, di scultura e d’arte, desidero dare un
breve riassunto delle carriere ed opere degli architetti italiani e di tutti
gli altri personaggi coinvolti nella creazione di questa magnifica piazza con
tutti i suoi tesori.
Gian Lorenzo Bernini
Con Gian Lorenzo
Bernini, Architetto italiano, nato nel 1598 a Napoli
e morto nel 1680 a Roma, il barocco ebbe la sua piena attuazione.
Egli fu architetto, scultore, pittore, autore di teatro e scenografo. Per il
Bernini l'immaginazione fu universale e si realizzò nella vita. Ciò che
l'immaginazione concepì dovette diventare realtà.
Questo fu
il compito della tecnica: il Bernini ebbe una sconfinata fiducia nella
tecnica, capace di realizzare tutto ciò che si pensa e si desidera. In
possesso di una tecnica prestigiosa, posta al servizio di una fertilissima
immaginazione, in perfetta consonanza con la cultura del suo tempo, il
Bernini seppe dar vita, nella sua vastissima opera, agli ideali, ai miti e
alle aspirazioni temporali e spirituali della Roma papale del Seicento.
Elementi della
sua formazione furono: la tecnica consumata del tardo Manierismo, l'antico,
e i grandi maestri del Cinquecento.
Egli iniziò la sua
carriera di scultore con suo padre, Pietro, e fin da giovane dimostrò un
talento assolutamente inimitabile.
Sotto il
patronato di Papa Urbano VIII, dal 1623 al 1644, egli studiò pittura e
praticò architettura. Purtroppo, però, i suoi primi lavori in architettura
non raggiunsero il successo che lui desiderava.
Infatti, nel 1637 egli
iniziò la progettazione e la costruzione dei due campanili laterali della
facciata della Basilica di San Pietro, ma nel 1646, quando il loro peso
incominciò a produrre problemi strutturali e conseguenti fessure nella
basilica, essi furono demoliti, lasciando il Bernini in uno stato di
disgrazia temporanea agli occhi del Papa. In sequito, il Bernini riacquistò
la fiducia del Pontefice e dal 1640 al 1660 creò i più spettacolari
monumenti pubblici della sua carriera, inclusa la progettazione della Fontana
dei Quattro Fiumi in Piazza Navona. Ma i più importanti successi
architettonici e decorazioni religiose nonché pubbliche, furono il
progetto delle colonnate che racchiudono Piazza San Pietro, il Baldacchino
dentro la Basilica di San Pietro,(1624-1633), il Trono di San Pietro, la
Fontana del Tritone in Piazza Barberini, la Barcaccia in Piazza di Spagna,
la Cappella del cardinale Federico Cornaro in Santa Maria della Vittoria,
Sant’Andrea al Quirinale, e moltissime altre opere di pittura e scultura,
troppo numerose per essere elencate in questa narrativa.
Francesco Borromini
Architetto italiano,
nato nel 1599 a Bissone, Lugano, e morto nel 1667 a
Roma, anch’egli uno scultore che imparò il mestiere da suo padre, Giovanni Domenico
Castelli. Da giovane si trasferì a Milano per continuare a perfezionare
l’arte della scultura. Egli lavorò per la Fabbrica del Duomo sotto la
direzione del Richini.
Nel 1619
il Borromini andò a Roma: lavorò come scalpellino presso il Maderno, suo
zio. Nel 1621
egli lavorò come scalpellino nei capitelli del lanternino della cupola di
Sant’Andrea della
Valle. Quando il Maderno morì nel 1629, Francesco Borromini iniziò
a lavorare nello studio del Bernini. Sotto la guida del Bernini, egli
guadagnò molta più esperienza prima come disegnatore e poi come
progettista e scultore.
Il
Borromini tracciò disegni inquieti, febbrili; non furono progetti ma i
tormentati inizi dell’apprendere e del fare.
Rispetto al Bernini,
il Borromini disprezzò i materiali nobili, i marmi preziosi: tutto si
poteva costruire con i mattoni e con lo stucco, perché il valore non é
nella cosa, ma, appunto, nel fare.
Uno dei
commenti piuttosto severi (che non condivido nel modo più assoluto!) di uno
dei suoi contemporanei, il Milizia, fu che il Borromini più che un
architetto era uno stipettaio!.
Ma presto entrò in contrasto con il suo maestro, per la profonda
diversità di temperamento, gusto e cultura.
Durante
la costruzione del Baldacchino in San Pietro e del Palazzo Barberini, il
Bernini e il Borromini usavano scambiarsi idée, piani e lavorarono in
perfetta collaborazione.
L’antagonismo tra i
due artisti non era ancora scoppiato; questo fu espresso in una
contraddizione fondamentale, e, infatti, fu la contraddizione del secolo, tra
due concetti irrevocabilmente contrari, e allo stesso tempo complementari.
Poiché il Borromini fu l’assistente del Maderno prima e del Bernini
susseguentemente, egli fu senza dubbio in una posizione di inferiorità,
soprattutto rispetto al suo maestro, il Bernini. Questo fu il motivo
principale del dissenso e della accerrima rivalità tra i due grandi
artisti.
Non potendo trovare
una via di compromesso, al termine della costruzione del Palazzo Barberini,
le strade dei due scultori si separarono, e nel 1634 il Borromini iniziò a
lavorare come un indipendente architetto, incominciando con la chiesa di San
Carlo alle Quattro Fontane, e la ricostruzione del Monastero e della Chiesa
di San Carlo Borromeo. Tra il 1642 e il 1660, il Borromini progettò la
facciata concava della chiesa di Sant’Ivo.
Sant’Ivo
alla Sapienza rappresentò il risultato della inquieta religiosità del Borromini, legato all’Ordine degli Oratoriani.
Comunque,
pur continuando a lavorare indipendentemente dal Bernini, la loro rivalità
continuò per il resto della loro vita.
I
principali motivi della rivalità tra Francesco Borromini e Gian Lorenzo
Bernini
Sull’inimicizia e sulla consequente rivalità di questi due più
rappresentativi architetti del periodo Barocco si é a lungo parlato e
fantasticato. Resta sicuro soltanto il fatto di una contrapposizione e
filosofia sul piano ideologico e delle scelte diverse in campo artistico. Se
il Bernini fu l’architetto dei papi,
attento interprete delle motivazioni ideologiche della Chiesa Cattolica,
interessata a rivendicare il suo primato indiscuttibile sulla Cristianità,
e che dal Bernini volle una piazza come quella di San Pietro, simbolo della
nuova Chiesa ecumenica che abbraccia tutti i popoli del mondo, il
Borromini fu piuttosto l’interprete
dello stesso cattolicesimo, ma nell’area più periferica, quella
traumatizzata dalle infiltrazioni protestanti, l’area cioé più ansiosa e
insoddisfatta, ponendosi sulla stessa linea dei protagonisti della
rivoluzione ideological-culturale in atto a Roma in quel periodo confuso;
corrente progressista ma destinata ad essere schiacciata dalla prepotenza
dei poteri assoluti consolidati. Così il Bernini
l’ebbe vinta sul Borromini. Francesco
Borromini, fu il grande avversario del Bernini e con la propria opera ne
contestò la poetica universalistica. Fu un contrasto che il
Borromini combatté soprattutto sul
terreno della tecnica. Il Bernini
possiedeva tutte le tecniche. Esse realizzarono l'invenzione ed egli fù
sicuro del successo delle proprie tecniche. La tecnica del
Borromini fu mera prassi ed fu ansiosa,
tormentata. Il Bernini fu estroverso e
magniloquente e persuaso di avere il dono della rivelazione, contemplò
Dio nel mondo e si sentì salvo. Credette nel valore universale della sua
opera. Il Borromini fu introverso,
scontroso ed è come chi prega invocando la grazia, ma non sa se la grazia
verrà. Tutta la sua opera corse sul filo di quest'ansia. La verità per il
Bernini venne dall'alto, mentre
per il Borromini fu una ricerca
dubbiosa che parte dall'intimo di ognuno di noi. Il linguaggio del
Borromini fu sommesso, i suoi spazi
limitati ed i materiali da lui usati poveri (mattoni e intonaco). Il
Bernini fu l'artista ufficiale della
corte pontificia e la sua carriera fu travolgente.
Borromini fu l'artista degli ordini
monastici, chiusi e rigorosi e la sua carriera fu piena di amarezze e
delusioni.
L’architettura del Borromini nacque dal contrasto fra convenzione e
libertà di progettazione.
Il Borromini usò la tradizione come base per la progettazione, ma non la
vide come una legge finale e inalterabile.
Nel
1634 il Borromini iniziò l'attività
indipendente, ricevendo dai trinitari scalzi l'incarico di costruire il loro
convento e la chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane. La sua opera più
interessante fu la piccola Chiesa di Sant' Ivo alla Sapienza. Nel 1644 salì
al pontificato Innocenzo X Pamphilj e il
Borromini ricevette le prime commissioni papali. Nel 1646
ricevette l'incarico di rimodernare, in tutta fretta, la basilica
paleocristiana di San Giovanni in Laterano.
Girolamo Rainaldi
Architetto italiano,
nato nel 1570 a Roma, morto nel 1655 a Roma.
Fu anche chiamato Hieronimo.
Avendo acquistata la
sua esperienza nello studio di Francesco Fontana e collaborando con Giacomo
della Porta, egli continuò la tradizione del Manierismo nell’ambiente del
Barocco.
Egli
lavorò principalmente a Roma, dove fu nominato architetto di corte dal Papa
Innocenzo X Pamphilj nel 1602 e architetto del Papato nel 1644. A Roma egli
progettò altari, ricostruzioni di chiese nonché il miglioramento del
Palazzo Pamphilj in Piazza Navona nel 1651. Quest’ultimo fu il suo più
grande progetto.
Egli, inoltre,
modificò il progetto del Campidoglio dopo la morte di Michelangelo.
Infine il
Rainaldi progettò la chiesa dei Carmelitani di San Silvestro a Caprarola,
vicino Roma.
Carlo Rainaldi
Architetto italiano,
nato a
Roma nel 1611, morto nel 1691 a Roma.
Egli era il figlio di Girolamo Rainaldi, e collaborò con il padre nel
miglioramento del Palazzo Pamphilj in Piazza Navona. Dopo la morte del padre
nel 1655, egli progettò ed eseguì i suoi migliori progetti: la chiesa di
Santa Maria in Campitelli (1663-1667), la facciata di Sant’Andrea della
Valle(1661-1665), le due bellissime chiese gemelle di Santa Maria di Monte
Santo (1662-1675) e di Santa Maria dei Miracoli(1675-1679) in Piazza del
Popolo, la chiesa del Suffragio in Via Giulia (1669-1675).
Tutti questi progetti
resero Carlo Rainaldi una delle figure più importanti nella architettura
romana del diciassettesimo secolo e proprio per queste ragioni fu invitato
a partecipare alla progettazione di alcuni elementi della chiesa di Santa
Agnese in Agone.
Antonio Del Grande
Architetto italiano,
nato a Roma nel 1625, morto nel 1671 a Roma, fu molto attivo in Roma
con le famiglie dei Pamphilj e dei Colonna. Collaborò con Carlo Rainaldi
nella chiesa di Santa Agnese in Agone, ed eseguì la facciata del Palazzo
Doria–Pamphilj, di fronte il Collegio Romano (1659-1661). Lavorò per il
miglioramento della facciata della Galleria del Palazzo Colonna (1654) ed
eseguì le Carceri Nuove in Via Giulia (1652-1658).
Egli si allontanò
dall’influenza del Borromini all’attrazione delle grandiose e semplici forme
della tradizione Rinascimentale.
Carlo Maderno
Architetto italiano,
nato a Roma nel 1556, morto nel 1629 a Roma,
si trasferì a Roma nel 1588 e iniziò a lavorare sotto la direzione di suo
zio, Domenico Fontana.
Nel 1603 completò la
facciata e la cupola di Santa Susanna. Il Maderno si allontanò dallo stile
del Manierismo ed abbracciò il nuovo stile barocco. Questi lavori sono
considerati le sue opera d’arte. Egli fu nominato architetto della Basilica
di San Pietro in Vaticano nel 1603 e cambiò il progetto disegnato da
Michelangelo, allungandone la pianta centralizzata. Il Maderno completò la
facciata di San Pietro nel 1612. Egli iniziò la costruzione del Palazzo
Barberini che, dopo la sua morte. fu completata dal Bernini.
Il Maderno fu sepolto
in San Giovanni dei Fiorentini in Roma.
Giovanni
Battista Pamphilj - Innocenzo X , Papa dal 1644 al 1655
Nato a Roma il 7
Maggio 1574, morto il 29 Luglio 1655 a Roma.
Giovanni
Battista Pamphilj ricevette una solida preparazione giuridica presso il
Collegio Romano, dove conseguì il dottorato in” Utroque jure”,
o giurisprudenza internazionale al giorno d’oggi Innocenzo X fu eletto Papa
il 15 Settembre 1644, all’età di settant’ anni.
Alla sua incoronazione
venne illuminata la cupola della Basilica di San Pietro per la prima volta,
mentre le varie delegazioni nazionali organizzarono spettacolari luminarie
in Piazza Navona, vicino al Palazzo Pamphilj.
Il suo pontificato é
oggi ricordato perché si colloca sul finire della guerra dei trent’anni,
che si concluse con il trattato di Munster il 24 ottobre 1648, tra la
Francia e l’impero, nonché quello di Osnarbruck tra la Svezia e i
protestanti da una parte e i cattolici e
l’imperatore dall’altra.
Tali
trattati sono ancora conosciuti con il nome di Pace di Westfalia,
che riorganizzò l’Europa in materia di legislazione religiosa.
La
libertà di culto concessa alla confessione luterana venne estesa a tutte le
confessioni; ogni principe era libero di abbracciare qualsiasi confessione
mentre i sudditi erano tenuti a seguire la religione del principe (cuius
regio eius est religio); i cattolici ed i protestanti vennero parificati di
fronte alla legge, salvaguardando i principi della tolleranza e della
libertà religiosa.
Venne anche approvata
la possibilità di trasformare le istituzioni e i domini ecclesiastici in
giurisdizioni civili.
Il Cattolicesimo ne
risentì fortemente, anche perché le clausole di Westfalia avevano come
immediata conseguenza per la Chiesa cattolica la perdita definitiva di tutti
i vescovadi della Germania settentrionale, nonché numerosi conventi e
monasteri.
Innocenzo X fu il papa
che indisse il XIV Giubileo, fu lui stesso ad aprire la Porta Santa la
vigilia di Natale nel 1650.
Inoltre,
il papa va ricordato, per il suo intervento nella questione dei riti cinesi
(1645-1646) e per i suoi incentivi alle missioni in Africa e in Oriente.
Ma gli abbellimenti
che egli apportò alla Piazza Navona, cosa che discuterò in vari altri
segmenti di questa storia, furono tra i più splendidi e memorabili.
Una cosa
molto importante da sapere é che le sue mediocri condizioni di salute lo
portarono alla tomba nel 1655. Donna Olimpia, ancora una volta dimostrando
la sua ingordigia per i beni materiali, asportò dalla sua stanza tutto ciò
che trovò e non diede o fece nulla per la sepoltura di papa Innocenzo X. Di
consequenza, per la smodata avidità e per la mancanza di carità umana da
parte dei suoi parenti, il cadavere del pontefice dovette rimanere un giorno
intero in una stanza, esposto ad essere rosicchiato dai topi, e soltanto
grazie al buon cuore e generosità del suo maggiordomo Scotti, che fece
costruire una povera cassa in legno, e al canonico Segni, che spese cinque
scudi per la sepoltura del papa, Innocenzo X poté finalmente godere della
pace del sepolcro della chiesa di Sant’Agnese, da lui commissionata. Ancora
oggi si dice che egli benedice chi non lo vede.
Infatti, la sua tomba
é posizionata sopra l’ingresso della chiesa, dalla parte interna, per cui
ben poche persone sono quelle che si voltano per vedere o ammirare il
minuscolo monumento funebre del pontefice.
Olimpia
Maildachini – La Pimpaccia
Donna
Olimpia Maidalchini, soprannominata Pimpaccia, nata
a Viterbo nel 1592, morta a San Martino nel
1657.
Non fu di famiglia ricca, ma possedette tre qualità: fu bella, scaltra, ed
intelligente.
Sposò un ricco concittadino, ma rimase vedova poco tempo dopo.
Si sposò per la seconda volta, e il secondo marito fu ancora migliore del
primo: si trattava del nobile Pamphilio, che faceva parte di un'importante
famiglia che viveva a Roma ormai da più di un secolo: i Pamphilj.
Pamphilio aveva trent'anni più di lei, ma questo non fu un ostacolo per
l’astuta Olimpia, che si risposò all’età di vent’anni, nel 1612, con il
cinquantenne Pamphilio.
Nella
nuova famiglia Donna Olimpia fece amicizia in particolare con il cognato, il
cardinale Giambattista, uomo "ruvido
e bruttissimo", "cupo e
riservato" ma decisamente molto intelligente e capace. Donna
Olimpia, avendo ricevuta una ricca eredità dal suo primo marito, con il suo
patrimonio permise al cognato Giovanni Battista (1574-1655) di intraprendere
la carriera religiosa.
Gianbattista, nel 1644, divenne papa con il nome di Innocenzo X.
A lui si deve la creazione di uno dei bei palazzi della città,
Palazzo Pamphilj in Piazza Navona.
Il Palazzo Pamphilj fu
abitato da Olimpia Maidalchini che, come altri membri della famiglia,
ricevette moltissime ricchezze e grandi favori durante il pontificato di
Innocenzo X.
Da notare che essa, essendo
inoltre una forte dominatrice, convinse il Papa a nominarla
Principessa di San Martino, dove morì, dopo
essere stata esiliata dal successore di Innocenzo X, Alessandro VII
(1655-1667).
Olimpia
intanto rimase vedova per la seconda volta. Ma questo fatto importò ben
poco. Diventò, infatti, il consigliere più ascoltato dal papa, quasi la sua
ombra. Il Papa si fidò solo di lei. E proprio per questo, nel giro di pochi
anni, divenne la donna più temuta, e più odiata, di Roma.
Tutti quelli che volevano avere un contatto con il papa dovevano prima avere
il suo appoggio: è inutile dire che molti cercarono di ottenerlo per mezzo
di regali e denaro.
Infatti,
per confermare questo fatto, basterà citare una pasquinata molto popolare a
quei tempi riguardo la terribile “Pimpaccia”:
Per chi vuole qualche grazia dal sovrano / aspra e lunga é la via del
Vaticano. / Ma se é persona accorta / corre da Donna Olimpia a mani piene /
e ciò che vuole ottiene. / é la strada più larga e la più corta.
Del
resto, tutti sapevano che prima di prendere decisioni importanti Innocenzo X
si consultava sempre con lei.
E questo fece nascere molti pettegolezzi: a corte si diceva infatti che i
due erano molto di più che cognati, erano amanti. A
poco a poco Donna Olimpia divenne potentissima ed enormemente ricca, così
ricca che quando morì nel
1657 lasciò un'eredità di due milioni di scudi d'oro.
Senza
dubbio la ricchezza della famiglia Pamphilj naque soprattutto grazie al suo
"talento".
Da dove deriva il soprannome di
Pimpaccia? Da una pasquinata,
cioè uno scritto satirico lasciato sulla più celebre "statua parlante" di
Roma,
Pasquino.
In questo scritto Olimpia fu definita "Olim-pia,
nunc impia"
È un gioco di parole: in latino olim
= una volta e pia =religiosa;
nunc = adesso e
impia (empia, piena di
peccati!).
Quindi il senso della frase fu: Una volta brava e religiosa, ma adesso
corrotta e peccatrice! Da questo scherzo nacque il soprannome "Pimpaccia"
Ma forse la
definizione più accurata e divertente di Donna Olimpia fu questa: "Fu
un
maschio
vestito da donna per la città di Roma e una donna vestita da maschio per la
Chiesa Romana".
La leggenda dice che,
dopo la morte di Donna Olimpia, il suo fantasma si aggiri per Roma nelle
notti di tempesta, su una carrozza guidata da un cocchiere senza testa e
trainata da cavalli che sputano fuoco dalle narici! Il viaggio della
carrozza parte proprio da quello che era il palazzo di Donna Olimpia
(Palazzo Pamphili, sorvola il parco di Villa Pamphili per poi scomparire
all’improvviso.
Pasquinate
Le
pasquinate erano scritti satirici che, per secoli, a partire dal 1501,
furono messi su una statua frammentaria, conosciuta come PASQUINO.
La statua si trova
ancora su un lato di Palazzo Braschi a Roma, vicino a Piazza Navona. e
rappresenta una riproduzione romana del gruppo statuario dello scultore
Antigonos, con Menelao che sorregge il corpo di Patroclo morente. La parte
rimasta di questa composizione marmorea é il corpo di Menelao.
Per quanto riguarda il
Pasquino, alcuni credono che si trattasse di un sarto, altri dicono che
fosse un barbiere, ed alcuni altri pensano che fosse un professore della
zona che parlava piuttosto male di papi, cardinali, principi e condottieri,
e persone famose di quel periodo, cosa che non si poteva fare apertamente in
quei tempi, in contrasto con “la libertà di parola” del giorno d’oggi!
Pamphilio
Pamphilj
I Pamphilj, principi
romani originari di Gubbio, dovettero molta della loro fortuna a un'accorta
politica matrimoniale fin da quando Pamphilio Pamphilj sposò, nel 1612,
Olimpia Maidalchini.
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Gian Lorenzo Bernini |
Francesco Borromini |
Innocenzo X |
Olimpia Maildachini |
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Prospettiva di piazza
Navona e vicinato nel 1625
Da notare la piazza con le due fontane ai lati estremi, il
nuovo abbevaratoio al centro della piazza, l’ospedale degli Spagnoli e la
vecchia chiesa di Santa Agnese in Agone.
Da notare, inoltre, le varie stradine che conducevano alla
piazza, usata come mercato rionale.
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La grande creazione
politica del Seicento fu lo Stato Nazionale, la sua forma tipica fu la
monarchia assoluta: Roma diventò il modello europeo di città capitale, la
prima ad assumere figura e struttura di capitale, perdendo il carattere municipale
e proponendosi, invece, come il fulcro dello Stato e del potere. Lo studio
della forma ” Urbis” fu iniziata già al tempo di Sisto V
(vedi la mia narrative sulla Storia Architettonica e Urbanistica sulla Piazza del Popolo), che avvalendosi di un Architetto e
Urbanista come Domenico Fontana, intese riprogettare il tessuto viario,
o stradale, della città in funzione di un’immagine di Roma come centro di
potere spirituale e universale della Chiesa: le Basiliche furono collegate
da nuove strade rettilinee, in chiara funzione devozionale. La perdita
dell’universalismo della Chiesa Cattolica con l’esplosione della riforma
Luterana provocò lo sgretolamento dell’unione europea, da secoli saldato
e costituito dalla comune religione cristiana. Roma,
centro del Cattolicesimo, esigeva un’immagine che
rendesse esplicito ed immediato il suo ruolo: non doveva più dimostrare ma
persuadere i popoli al dogma della chiesa. Il Barocco costituì, appunto, il
linguaggio delle immagini, il mezzo di persuasione.
Quando
il Papa Innocenzo X, che abitava nella stessa piazza, venne assunto al
pontificato, decise di ricostruire una nuova chiesa, diede il progetto a
Carlo e Girolamo Rainaldi nel 1652. Carlo Rainaldi
disegnò la chiesa con l’interno disposto a pianta a croce greca, col
braccio trasversale più lungo di quello longitudinale.
Originariamente la chiesa era orientata diversamente; il retro era verso
Piazza Navona e l’ingresso principale era da Via dell’Anima. Un anno dopo,
esattamente nel 1653, Francesco Borromini sostituì i Rainaldi e modificò
quasi interamente la facciata, progettando una nuova facciata concava a
ordine unico di pilastri e colonne. Anche in
questa facciata, forse meno che in Sant'Ivo, si può cogliere lo sforzo
dell’architettura di adattare il proprio possente volume allo spazio vuoto
della piazza: sembra quasi che sia l’aria sospinta dal centro della piazza a
costringere la facciata a deformarsi, curvandosi verso l’interno. Inoltre, la
facciata fu allungata in modo da includere l’ampia e piatta facciata del
Palazzo Pamphilj, guadagnando così spazio per permettere l’erezione di due
campanili laterali. Il Borromini disegnò anche la cupola ed il lucernario. Sotto la direzione del
Borromini il progetto continuò dal 1653 al 1655, quando Papa Innocenzo X
morì. Immediatamente il Borromini perse la
fiducia e il supporto finanziario del Principe Camillo Pamphilj, che
richiamò sul progetto Carlo Rainaldi, il quale completò la facciata nel
1666 e l’intera chiesa nel 1670. Per
quanto il Rainaldi modificò alcuni aspetti della facciata principale, i
campanili laterali e la cupola, l’impressione generale fu consistente in
stile. Santa
Agnese rapresentò la soluzione vanamente perseguita dal Bernini per la
Basilica di San Pietro, che fallì completamente dovuto a problemi
strutturali della facciata. I due
campanili furono rimossi e le loro colonne furono utilizzate per la costruzione delle facciate delle chiese barocche di Santa Maria di Alto
Monte e Santa Maria dei Miracoli in Piazza del Popolo. Questa soluzione, per
quanto vi fossero altri problemi di cui darò spiegazione in seguito, divenne
un modello per ottenere un equilibrio fra la cupola e la facciata della
chiesa. Ognuno dei due campanili contiene un orologio, cosa che fu concepita
anche nella Basilica di San Pietro e nella chiesa della Santissima Trinità
dei Monti. I due orologi indicano diversi orari: il Tempo Italiano e il
Tempo Europeo (Tempo Ultramontano). Il primo segna le giornate in dodici, il
secondo in sei ore).
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Prospettiva di piazza Navona nel periodo barocco
Questa incisione di Giovanni Battista Piranesi mostra la
vecchia piazza con le tre fontane e l’obelisco, nonché la facciata della
chiesa di Santa Agnese in Agone. Da notare la vitalità, la dinamica e
l’azione intercomunicante fra i visitatori, le sculture con i giochi d’acqua
delle fontane e l’architettura di questa incredibile composizione barocca. |
Con la sua
gioiosa esplosione di curve e con i capolavori del Bernini e del Borromini
che vanta, e con la sua complessa storia, la sensuale Piazza Navona
rappresenta, sintetizza e forma una parte integrante della Roma barocca , in
cui si avverte con forza l’attrazione delle cose terrene.
Papa
Innocenzo X (1644-55), il cui palazzo era situato di fronte alla piazza, a
fianco della chiesa di Sant'Agnese in Agone, la trasformò in un
caratteristico “Focus” di quel periodo, e dovuto alle sue singolari qualità
spaziali fu in grado di dominare il suo ambiente, per quanto non fosse
integrato in nessun sistema di strade barocche.
Durante
il diciassettesimo secolo, infatti, Piazza Navona diventò "Il
salotto della città", il centro effettivo e reale della vita
civile romana.
L’aspetto
attuale di Piazza Navona nacque dai grandi lavori di ristrutturazione volute
da papa Innocenzo X Pamphilj.
La
famiglia Pamphilj possedeva diverse case sulla piazza fin dal 1450, e,
dovuta alla sua nuova posizione di autorità in Roma, Innocenzo X decise di
trasformare questo spazio urbano nel simbolo della grandezza della sua
famiglia, il luogo dove tutti potessero concretamenta vedere il suo potere e
la sua superiorità.
La
trasformazione nell’assetto attuale fu decisa dal nuovo papa, il quale volle
ampliare e rendere prestigiosa la residenza della famiglia, il cui nucleo
risaliva al quindicesimo secolo. Girolamo Rainaldi, con il figlio Carlo, ed
in seguito il Borromini, fecero assumere un aspetto unitario all’intero
isolato di case sul lato occidentale. La Chiesa di Santa Agnese in Agone fu
ricostruita con la pianta centrale, spostata e rivolta verso la piazza,
assumendo il ruolo di cappella privata dei Pamphilj. Al Bernini fu invece
affidata la decorazione delle fontane cinquecentesche, allora ribattezzate
Fontana dei Fiumi e del Moro. Il mercato cinquecentesco fu trasferito al
Campo dé Fiori; a quell’epoca e fino al 1865, il sabato e la domenica si
teneva il tradizionale ”Lago" di Piazza Navona. Infine, nel 1866, sotto Pio
IX, questo divertimento estivo fu sospeso. Nel diciassettesimo secolo, la
Regina Cristina di Svezia, dopo aver abdicato ed essersi convertita al
Cattolicesimo, amava mostrarsi in quella piazza a bordo di una carrozza
riccamente addobbata, simile a tante raffigurate nei dipinti conservati al
Museo di Roma, vicino al Palazzo Braschi. Dopo il 1870, quando Roma divenne
la capitale ufficiale dell’ Italia, piazza Navona venne pavimentata con i “sampietrini”,
ma soprattutto venne costruito il marciapiede centrale a schiena d’asino:
ciò significò che la piazza divenne convessa, essendo precedentemente
concava, rendendo impossibile, quindi, un eventuale ripristino del “lago”. Ciò non
diminuì definitivamente, però, lo spirito allegro dei Romani, l’animazione
alla piazza, che, pur acquistando un carattere ludico-fieristico, rinacque
durante il periodo natalizio, con la festa dell’Epifania, quasi a non voler
abbandonare il gioco e l’allegria che per secoli l’avevano accompagnata.
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Il Lago di Piazza Navona |
La Chiesa
di Sant'Agnese in Agone e il Palazzo Pamphilj
Fino al 1644, anno della sua elezione, la piazza fu caratterizzata da
numerosi palazzetti nobiliari lungo il perimetro dell’antico Circus Agonalis
e da due fontane cinquecentesche alle estremità.
Il papa e suo fratello Pamphilio chiamarono prima il Rainaldi e
successivamente il Borromini ed il Bernini per realizzare un grande palazzo,
il Palazzo Pamphilj, al posto delle costruzioni precedenti, e a trasformare
la chiesa di Sant’Agnese in Agone nella loro cappella privata. Il Borromini
demolì la parete frontale della chiesa costruita dai Rainaldi e progettò
ex-novo una facciata di complessa plasticità, che ancora oggi ammiriamo.
Inoltre il Borromini alleggerì l’interno che secondo il suo stile, era
troppo carico e troppo pesante. Della piazza vera e
propria si occupò il Bernini, che trasformò le due fontane cinquecentesche
e che inventò la Fontana dei Quattro Fiumi, con l’Obelisco sostenuto da una
sorprendente roccia traforata. Piazza Navona, diventò così un grande
circo, con le tre fontane che suggeriscono l’idea della “spina”, come nel
Circo Massimo.
Alla fine dei lavori, la chiesa di Sant’Agnese con la facciata borrominiana
curvilinea rivolta sulla piazza, diventò di fatto la cappella privata dei
Pamphilj, mentre Piazza Navona sembrò la corte private del Palazzo Pamphilj.
L’ interno della chiesa diede, un’ impressione di vastità a causa della
luce che si diffondeva dalle finestre della cupola. Innocenzo X fece creare
una finestra nella sua camera privata del Palazzo in modo che lui potesse
assistere alla messa da quella località. Da notare, inoltre, che fu
costruita una scala che conduce al sotterraneo, antico oratorio medioevale
sorto sul luogo del martirio di Santa Agnese. Infine, bisogna ricordare che
le campane della chiesa provenivano dalla Cattedrale di Castro, principato
farnesino nel Viterbese, che fu distrutto su ordine del Papa.
Ma questa non fu soltanto “l’insula Pamphilia”, fu, e ancora oggi é, una
delle più belle piazza barocche della città: uno spazio chiuso, al quale
si arriva da stradine strette e buie, e che suscita, quindi, meraviglia per
le sue dimensioni e per la presenza di tante opere straordinarie.
Bisogna osservare con cura l’elegante facciata di questa chiesa per capire
la forza innovativa del Borromini, che utilizzò un gioco sapiente di curve
che s’ increspano verso l’ interno e verso l’esterno per movimentarla,
facendone un grandioso monumento al pontefice regnante. Chi conosce lo stile
del Borromini, che in genere progettò interni sobri e per lo più di un
bianco assoluto, resta colpito entrando in questa chiesa dal suo fasto quasi
eccessivo. In essa prevale l’uso dei marmi dal colore caldo tipico del
Bernini, il quale, con una commissione composta da architetti, incluso sé
stesso, sostituì il Borromini ma non alterò l’unità del capolavoro di
quest’ultimo. Si limitò a vivacizzare l’interno della chiesa con dorature,
sculture e una profusione di marmi policromi. Inoltre, commissionò ad altri
gli affreschi della chiesa e della cupola. L’interno della chiesa é un
bellissimo museo di sculture barocche, che formarono un capitolo
importantissimo per sé stesso nella storia artistica del diciassettesimo
secolo. Possiamo dire senza dubbio, quindi,
che l’esterna monumentalità della chiesa é caratteristica del Borromini,
l’ornato interno che la controddistingue del Bernini.
Una volta completata la chiesa, il Palazzo Pamphilj e le tre fontane, sembra
quasi che tutta la piazza contempli sé stessa, ammirata da tanta bellezza.
Da notare che in quel periodo la vita della società romana fu molto
intensa. Artisti di tutte le specialità e di tutti gli stili vennero a Roma
poiché c’erano moltissimi edifici e sculture da costruire e modellare.
Molti di essi rimasero a Roma e lavorarono per il pontefice e per i principi
romani che facevano a gara per creare i più belli e più importanti edifici
del tempo.
La Regina Cristina di Svezia, venne a Roma e decise di vivere in quel
palazzo che al giorno d’oggi é conosciuto come il Palazzo Corsini, e in
quella località essa raccolse e collezionò importanti lavori d’arte e
ricevette con tutti gli onori artisti e letterati, italiani e stranieri.
Quando essa fece la trionfale entrata in Roma il 23 Dicembre 1655, dopo aver
rinnegato il luteranesimo ed aver abbracciata la religione cattolica, il
nuovo papa, Alessandro VII Chigi, eletto subito dopo la morte di Innocenzo
X, fu così entusiasta di riceverla che ordinò a Gian Lorenzo Bernini di
abbellire la Porta del Popolo, in Piazza del Popolo, l’entrata a Roma dal
Nord, attraverso la quale la Regina entrasse nella città Santa per recarsi
a San Pietro.
Infine, é da ricordare il fatto che il Palazzo Pamphilj, con tutti i suoi
incomparabili lavori di pittura, scultura e di sontuosi mobili e ricche
tappezzerie, diede ai visitatori un’idea di quei palazzi della Roma Barocca,
palazzi in cui papi, cardinali, re e regine, principi, ambasciatori, artisti
e tutto il “beau monde” usava riunirsi per tutte le occasioni festive della
vita romana.
Il Palazzo Pamphilj
I Pamphilj erano di antica origine umbra e si stabilirono a Roma verso la
fine del XIV secolo: i suoi membri furono al servizio di diversi pontefici.
Intorno alla metà del XV secolo Antonio Pamphilj fu procuratore fiscale del
papa e accumulò una grossa fortuna, acquistando case ed immobili a ridosso
di Piazza Navona. Da quel momento iniziò la scalata sociale dei Pamphilj,
che entrarono a far parte delle famiglie nobili di Roma e nel secolo
successivo riuscirono ad ottenere la berretta cardinalizia per Girolamo
(1610). Ma fu il secondo cardinale di famiglia, Giovanni Battista, che nel
1644 fu eletto papa col nome di Innocenzo X, a creare la definitiva fortuna
della casata. Durante il suo pontificato (1644-1655) i Pamphilj ottennero
favori e potere, diventando una delle famiglie più ricche e potenti della
città. Il fratello del papa, Pamphilio, trasformò le case di Piazza
Navona nell’uniforme Palazzo Pamphilj, mentre il pontefice, per parte sua,
diede l’avvio alla monumentalità dell’antica e popolare piazza, che
venne realizzata dal Bernini (Fontana dei fiumi) e dal Borromini (S.Agnese
in Agone). La moglie di Pamphilio, Olimpia Maidalchini, rimasta
vedova, diventò la dama più potente di Roma e regnò come una Regina.
Ambasciatori, ecclesiastici, artisti, commercianti e politici, e qualunque
altra persona importante, le diedero dei ricchi regali per ingraziarsela ed
essere presentata al papa. La sua corte nel palazzo di Piazza Navona
gareggiò in sfarzo con quella del cognato-papa. Alla fine del XVI secolo le
proprietà dei Pamphilj erano già ampie, ma prospettavano su piazza Navona
con un palazzetto, che aveva una modesta facciata. Tale edificio fu chiamato
“Palazzo a Pasquino”, poichè nei pressi si trovava la celebre statua
“parlante”. Questa dimora venne una prima volta ampliata intorno al 1630,
quando Giovanni Battista fu creato cardinale, e poi in forme monumentali,
quando lo stesso, nel 1644 fu eletto papa col nome di Innocenzo X.
L’incarico della ricostruzione del Palazzo Pamphilj, fu affidato a
Girolamo Rainaldi, preferito ai grandi architetti del tempo per ragioni
economiche e sentimentali. A questo fu affiancato il giovane e ben più
geniale Francesco Borromini, i cui interventi si limitarono al
progetto del Salone e della Galleria. Furono acquistate alcune case
adiacenti al vecchio edificio ed i lavori procedettero assai rapidamente,
tanto che nel 1651 furono terminati. Il Rainaldi, benché vincolato
dalle preesistenti costruzioni, riuscì a realizzare un edificio che, nel
complesso, risultò piuttosto unitario. L’architettura del palazzo non
presentò, comunque, grande originalità, ma la decorazione della Galleria,
dovuta a Pietro da Cortona, rese il Palazzo un gioiello del Barocco.
Il Palazzo, all’ esterno dominò la piazza, e all’interno fu
straordinariamente sontuoso. Le stanze avevano nomi che derivavano dal
soggetto degli affreschi che le decoravano: Sala di Bacco, Sala di Ovidio,
Sala delle Marine, Sala di Mosé.
Sicuramente, però, l’ ambiente più bello fu la Galleria di Enea che
raccontò la storia del Troiano Enea, sbarcato sulle coste del Lazio, per
dare origine a una nuova stirpe di conquistatori: i Romani. Esso é un
corridoio lungo 33,20 metri e largo 7,20 metri. La Galleria ebbe lo scopo di
suscitare stupore. La pittura fu leggera e dinamica, piena di vitalità e di
fantasia, caratterizzata da colori chiari e luminosi che davano un
impressione di grande eleganza.
Il Palazzo Pamphilj, acquistato dal Brasile nel 1960, é attualmente usato
dall’Ambasciata Brasiliana ed é la sede di esibizioni artistiche e
culturali brasiliane.
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Palazzo Pamphilj - Facciata esteriore |
Architettura riproduttiva
Per capire e
dimostrare la differenza di stile e di altezza della costruzione dei due
campanili, sono riuscito a combinare sulla stessa scala grafica una foto
della facciata della chiesa costruita sotto la direzione del Rainaldi e una
copia del disegno preparato dal Borromini. Come si vede dal paragone fra le
due facciate, è evidente che i due campanili furono cambiati
architettonicamente e la loro altezza fu aumentata
sostanzialmente.
DI
CONSEGUENZA, L’ EFFETTO GENERALE È IN QUALCHE MODO DIMINUITO DAI DUE
CAMPANILI LATERALI DELLA CHIESA CHE FURONO COSTRUITI, ERRONEAMENTE, O FORSE
VOLONTARIAMENTE, PIÙ ALTI DI QUANTO IL BORROMINI STESSO LI AVESSE
PROGETTATI. INFATTI, GUARDANDO LA FACCIATA PRINCIPALE DELLA CHIESA, SI NOTA
IMMEDIATAMENTE LA SPROPORZIONE DEI DUE CAMPANILI RISPETTO ALLA SOVRASTANTE
CUPOLA, CHE ASSUME QUASI UN RUOLO SECONDARIO INVECE DI ESSERE IL VERO
“FOCUS” DELLA CHIESA INSIEME ALLA FACCIATA.
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S. Agnese in Agone - facciata |
S. Agnese in Agone - ricostruzione del progetto di Borromini,
effettuata da Carlo Ranzi nel 1967 |
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S. Agnese in Agone - facciata |
particolare della statua di
S.Agnese |
Da notare l’altezza
dei due campanili sulla sinistra contro quello della destra del Borromini.
Da notare che la statua di S. Agnese non guarda verso la Fontana dei Quattro
Fiumi del Bernini, di fronte alla chiesa, in segno di disdegno, e con una
mano verso il petto, indicando che la facciata non crollera”.
Architettura di ricostruzione
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Da notare la
differenza di altezza e di stile dei due campanili. Questa Chiesa fu
completata nel 1670 |
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Progetto
completato da Antonio Del Grande e Giovanni Maria Baratta sotto la
supervisione di Carlo Rainaldi,1656-66 |
Facciata
modificata da A.L.R nel 2005 mostrando i campanili originali di
Francesco Borromini,1653-55 |
Architettura di
ricostruzione dei Campanili della Chiesa di S. Agnese in Agone
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disegno
originario del campanile del Borromini del 1653-55 |
progetto del
campanile di Antonio Del Grande e Giovanni Maria Baratta sotto la
supervisione di Carlo Rainaldi 1656-66 |
campanile del
Bernini per p.za S. Pietro costruito nel 1637 e demolito nel 1644 |
Centro della Cupola
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Ricostruzione
del disegno originario di Francesco Borromini del 1653-55; revisione
di A.L.R. nel 2005 |
Piazza Navona nel XVIII e XIX secolo
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Piazza Navona
nel 1748 - incisione di G. Vasi |
Questa incisione di
Giuseppe Vasi mostra la vecchia piazza con le tre fontane e l’obelisco,
nonchè la facciata della chiesa di Santa Agnese in Agone. Da notare come la
piazza venisse allagata ogni domenica in Agosto per procurare rinfresco per
i ricchi romani, con i loro cocchi, mentre la plebe guardava lo spettacolo e
applaudiva ai limiti del lago formato dalle abbondanti fontane, che a guisa
di sorgenti la riempirono di acqua. Questa usanza fu usata anche come
ricordo dei tempi lontani, quando il Circus Agonalis veniva allagato per
permettere battaglie navali. L'usanza, come evidenzia la successiva
litografia del 1870 continuò anche nel corso dell'ottocento.
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Piazza Navona
nel 1870 - litografia |
Storia delle tre fontane e dell'obelisco di Piazza Navona
La
Fontana dei Quattro Fiumi
La Fontana dei Quattro
Fiumi, dominante al centro della piazza, fu l’opera con cui il Bernini si
guadagnò il favore del papa Innocenzo X, all’inizio a lui ostile. I quattro
fiumi rappresentano la potenza della Chiesa che si estendeva sui quatto
continenti fino ad allora conosciuti.
Nel mezzo di una
scogliera escono ad abbeverarsi un leone ed altri animali fantastici. La
palma, scompigliata dal vento, rimanda allusivamente al paese lontano dove
scorrono quattro fiumi, allegorizzando, così, la fede che getta ombra
vivificante su tutti i popoli del mondo. La Fontana rende manifesta la
concezione della città barocca del Bernini: la città si fonde con la natura,
riconquista la presenza degli archetipi naturali, terra, aria, acqua e
fuoco; ma quest’armonia fu resa possibile attraverso la tecnica artistica che
trasformò il dato della natura per renderlo docilmente ordinato,
regolarizzandolo per tramite dell’arte.
La Fontana consentì di
portare nella città l’elemento naturale: la natura è presente nella città
come natura modellata dall’arte e rappresentativa, metaforicamente di altro
da sè. Essa, inoltre, offrì ”CON MAGNIFICENZA
SALUTARE AMENITÀ A CHI PASSEGGIA, BEVANDA A CHI HA SETE, OCCASIONE PER CHI
VUOLE MEDITARE”, come recita l’epigrafe apposta sulla Fontana dei
Quattro Fiumi, allegoria dell’acqua purificatrice e dissetante per l’anima
in attesa di salvezza spirituale.
La tradizionale
inimicizia tra il Bernini e il Borromini attribuì ai gesti delle statue dei
Fiumi significati di rivalità tra i due architetti. Il Rio de la Plata
alzava la mano verso il cielo per scongiurare la caduta della facciata della
chiesa borrominiana: il Nilo avrebbe il capo velato per non vedere gli
errori della costruzione antistante. A sua volta, la statua di Santa Agnese,
alla base del campanile destro, guardando la chiesa, assicura che la
facciata non crollerà .Inoltre, dopo l’insinuazione da parte dei sostenitori
del Borromini, che l’obelisco sarebbe caduto sulla fontana, Il Bernini,
durante una notte, l’avrebbe assicurato con quattro cordicelle.
Questa fontana è la
più attraente delle tre fontane edificate in Piazza Navona. Essa, al centro
della piazza, fu la sola fontana progettata completamente dal Bernini, e fu
completata in quattro anni, dal 1647 al 1651. Egli coinvolse i suoi scolari
nella esecuzione della Fontana: il Gange con la collaborazione di due
scultori francesi, uno dei quali fu Claude Adam e il secondo fu Claude
Poussin; il Nilo con la collaborazione di Giacomo Antonio Fancelli;
il Danubio con la collaborazione di Antonio Raggi il Lombardo; il
Rio de la Plata con la collaborazione di Francesco Baratta. Questi fiumi
rappresentano i quattro angoli del Mondo.
Originariamente il
Bernini non fu invitato a presentare una proposta per questo progetto poichè
Papa Innocenzo X non era contento dell’ attaccamento del Bernini con il Papa
Urbano VIII, suo predecessore, e per il suo fallimento del progetto dei due
campanili laterali di San Pietro, campanili che furono abbattuti a causa di
problemi strutturali. La legenda dice che questo progetto gli fu
assegnato dal Papa Innocenzo X al Bernini perchè il Maestro aveva regalato
il modello della Fontana, in argento, alla cognata del Papa, Olimpia Maidalchini, una donna piuttosto manipolativa e avida di beni materiali.
Il Papa diede la
progettazione al Bernini ed egli la completò nel 1651. Il Papa volle vedere
la fontana prima di tutti, ma il Bernini pensò che questa richiesta fosse
terribile e disse che non era quello che si aspettava. Inoltre, egli si
scusò con il Papa poichè i getti della fontana non funzionarono
assolutamente. Il Papa volle vederla ad ogni modo, e quando la vide, rimase
stupito da quanto fosse bella. Quando il Papa andò via, improvvisamente
l’acqua cominciò a riempire il bacino della fontana, e la sorpresa fu
completa. Egli non si rammaricò mai di aver assegnato questo progetto al
Bernini, invece che al suo rivale, il Borromini.
La reazione dei Romani
per questa nuova fontana non fu tanto entusiasta, così come riportato dal
Pasquino che scrisse:”Noi volemo altro che guglie e fontane. Pane volemo:
pane, pane, pane”. Il motivo di questa reazione negativa va ricercata nel
fatto che per costruire questa fontana, i Romani furono costretti a pagare
delle tasse più esacerbanti per il pane, il vino e per molti altri generi
alimentari.
Questa Fontana non fu
soltanto un capolavoro dell’Arte Barocca del Bernini, ma mostrò, inoltre, un
pò della coltura, della scienza e delle rivalità di quel secolo. Non per
niente la fontana fu chiamata la Fontana dei Quattro Fiumi; essa
rappresentava Quattro Divinità con i loro fiumi.
Le quattro figure
stanno intorno ad una roccia massiccia, sulla quale si può anche vedere un
obelisco. Le quattro statue rappresentano il mondo, per lo meno quanto era
conosciuto in quel secolo. L’Europa è rappresentata dal Danubio,
che fu scolpito da Claudio Poussin, il Francese. Il cavallo è
anch’esso un simbolo di questo continente. Si dice che un cavallo da corsa
fosse il modello per il Bernini, ma alcuni contestano che esso fu scolpito
da Francesco Cecchini.
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Danubio |
Nilo |
L’Africa è
rappresentata dal Nilo, che fu scolpito da Giovanni Antonio Fancelli,
e include anche un leone.Il Dio fiume ha un palmetto e un pezzo di
tessuto per coprirsi gli occhi. Senza dubbio esso indica l’ignoranza dei
Romani e dell’umanità intera in quel periodo, poichè non si sapeva ancora
dove fosse la sorgente del Nilo. Inoltre, questo gesto potè essere
interpretato come un simbolo dell’umanità, spaventata e ignorante. Allo
stesso tempo, altre opinioni erano dovute al fatto che il Bernini, dovuto
alla sua rivalità accerrima col Borromini, non volesse che il Dio fiume
Africa guardasse la chiesa di Santa Agnese in Agone, completata dal
Borromini. Questo capolavoro del Bernini è tipico dell’Arte Barocca. Egli
scolpì e finì questo monumento nel 1651, due anni prima che il Borromini
finisse la sua chiesa nel 1653, (questo fatto dimostra che non tutte le
leggende sono vere).
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Gange |
Rio della Plata |
Il Dio del Sud
America è rappresentato dal Rio de la Plata, detto anche
l’Argentano, che fu scolpito da Antonio Raggi, con le sue monete e il suo
armadillo, indicando la ricchezza di quel Continente. Questa statua con una
mano sollevata verso la chiesa aveva, come i Romani usavano dire, paura che
la chiesa cadesse sopra di lui,e anche questa opinione rappresentò una
condanna del progetto del Borromini.
Il quarto e ultimo
Continente è l’Asia, e il Gange, che fu scolpito da Francesco
Baratta, il fiume più importante di tutti gli altri fiumi, è il solo
rappresentante di quel continente. Non vi sono animali o altre leggende, ma
questo Dio ha un ubriaco come rematore.
L'obelisco
egiziano
La Fontana dei Quattro
Fiumi è sormontata da una riproduzione di un obelisco egiziano,
eretto nel 1647, sulla cui sommità fu costruita una colomba, simbolo del
Papa Innocenzo X. Questo obelisco fu trasportato in questa località dal
“Circus Romulus”. Esso è un obelisco romano nel senso che celebra gli
Imperatori Vespasiano, Tito e Domiziano, e fu eretto in questa località,
inizialmente chiamata Campo Marzio, prima di essere mosso da Massenzio al
Circo costruito in onore di suo figlio, Romolo.
Le iscrizioni
geroglifiche, nelle quali appare il nome di Domiziano, provano che
apparteneva, in origine, ad un altro monumento: si trovava, infatti, preso
il Tempio di Iside insieme ad altri tre obelischi. L’obelisco di granito è
alto 16.54 metri. Lo stemma eraldico del papa e la colomba con il ramo
d’olivo, decorano la roccia piramidale e simboleggiano il potere divino che
scende come un raggio solare ai quattro angoli dell’obelisco fino alla
roccia sottostante, che ricorda la materia informe o il caos. Da notare che
la grotta scavata direttamente sotto le statue dei Quattro Fiumi, con un
cavallo marmoreo che sembra che esca dalla cavità, non è altro che un trucco
dell’architettura Manierista per dare l’impressione che il pesante obelisco
si libri nell’aria. Naturalmente, i vari giochi d’ acqua e di luci,
accentuano ancora di più questa sensazione. È un fatto ben risaputo che
questo progetto, originariamente fu affidato al Borromini, ma Gian Lorenzo
Bernini, che in quel periodo era in disgrazia con il papa, o meglio ancora
con Donna Olimpia la Terribile, riuscì a riguadagnare il favore del papa e
della sua consigliera, la Pimpaccia, ed a soppiantare suo rivale con uno
stratagemma molto comune e molto noto nei circoli romani: fece pervenire ad
Olimpia un modellino d’argento della Fontana. Papa Innocenzo X, vedendo “per
caso” questo modello, ne rimase entusiasta e, cambiando idea, assegnò il
progetto al Bernini. Naturalmente, la verità è che Olimpia si impossessò di
quel piccolo tesoro e convinse Innocente X a conferire la costruzione della
fontana al Bernini. Questo fu un altro episodio che esacerbò l’acerrima
rivalità fra questi due architetti, cosa che ho spiegato in altre parti di
questa narrativa. La Fontana fu iniziata nel 1647 e fu inaugurate nel 1651.
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Vedute
dell'Obelisco Agonale |
Può ancora capitare
che un monumento famosissimo e studiato come La Fontana dei Quattro Fiumi
in Piazza Navona, riservi delle grosse sorprese. Per esempio che il progetto
presentato dal Bernini al papa proponeva con tutta probabilità una fontana
non di marmo e travertino come è, ma statue di bronzo e una struttura dello
stesso metallo per sostenere l’obelisco che poggia sul vuoto, la cavità fra
le rocce. Lo si è capito dal modello in terracotta e legno presentato a
Innocenzo X per ottenere il contratto (a scapito soprattutto del Borromini)
e scoperto in una collezione privata romana. Il modello ha una base in
proporzione molto più ristretta, tale che non avrebbe potuto sostenere
l’obelisco se la struttura fosse stata di pietra, tracce di doratura sulle
figure che non avrebbe senso sul marmo e tracce blu-verdastre sull’acqua,
plasmata nella terracotta, per simulare una vasca metallica. E anche qui un
aspetto che trascende la testimonianza artistica. Sulla creta del modello,
che è alto quasi due metri ed ha una base di uno, in
particolare sul basamento, sono state scoperte numerose impronte digitali
che non possono non essere quelle del Bernini in un modello così
importante.
È stato lo scomparso
Maurizio Fagiolo Dell’Arco, insieme a Petrucci, ad attribuire al maestro
questa variazione del progetto.Il modello ufficiale della fontana di
Piazza Navona è stato scoperto in una collezione privata romana, dei
discendenti del Bernini in linea femminile. Questo modello è
accompagnato da altri modelli o bozzetti (In terracotta o in bronzo
dorato). Da un bozzetto per un leone e da un dipinto-modello per un
nudo. Il Nilo si riconosceva dalla sfinge mentre ora ha la
testa coperta da un panno per ricordare le sue sorgenti allora sconosciute.
Era per questo e non per non vedere la facciata di Santa Agnese in Agone,
opera del concorrente e rivale accerrimo Borromini, che è davanti alla
fontana, come narra una leggenda secolare. Il Rio della Plata era un
selvaggio vestito di piume, il Gange portava un cesto di frutta e il Danubio
l’arma papale. Gli stemmi erano quattro (e non due come ora).
La
Fontana del Moro
Questa fontana,
costruita nel lato Sud della piazza, sotto le finestre di
Palazzo Pamphilj, fu originariamente edificata da Gregorio XIII e scolpita da Giacomo della Porta nel 1576, e, secondo altri, dal Buonarroti.
Nel 1653, Bernini,
disegnatore infaticabile che in genere faceva realizzare i suoi schizzi dai
suoi aiutanti, abbellì questa fontana e vi pose uno dei suoi soliti delfini
che reggeva, sulla coda alzata, una lumaca; infatti la fontana fu chiamata”
della Lumaca” finchè la figura, che non piacque nè ai Pamphilj nè al popolo,
fu sostituita al centro della fontana con il Moro, un busto di un etiope che
accarezza un delfino, che diede così il nome finale alla fontana.
La
Fontana del Nettuno (i Calderai)
Questa fontana,
costruita nel lato Nord della piazza, fu anch’essa progettata nel
1576 da Giacomo della Porta. Poichè essa non aveva Donna Olimpia che potesse
ottenere i finanziamenti necessari per poterla abbellire, rimase a lungo
abbandonata, senza la statua centrale. Questa, infatti, fu installata nel
1873, quando il Comune di Roma, dopo un bando di concorso, assegnò l’opera
allo scultore siciliano Zappalà e al romano Della Bitta, autore del Nettuno.
Le statue di Nettuno, lottando contro una piovra, e circondato dalle
Nereidi, furono aggiunte dal Bernini nel diciassettesimo secolo, e la
composizione architettonica fu completata nel diciannovesimo secolo con
l’aggiunta dei Tritoni. Alcune
decorazioni furono aggiunte nel 1878 e, per una volta tanto, sono coerenti
con il concetto generale della composizione originaria.
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Fontana del
Nettino - dettagli |
La nuova
Piazza Navona del XXI secolo
Da notare che
all’inizio del ventesimo secolo, la piazza rischiò di di essere compromessa
dai progetti di sfondamento del lato Sud per collegare direttamente l’area
al quartiere Prati. Fu, poi, aperto Corso Rinascimento, mentre il lato Nord
, abbattuto per ragioni statiche, fu ricostruito in falso stile barocco, e
il lato su Via Zanardelli fu rifatto in stile Novecento dopo le esplorazioni
archeologiche che ricuperarono la antiche strutture dello Stadio.
Nella mia ricerca e
studi vari sono riuscito a confermare le dimensioni della piazza,
soprattutto sovrapponendo la pianta dell’antico circo sull’ attuale piazza
Navona, per mezzo di una foto- satellite scattata dalla NASA. Infatti, la
nuova Piazza Navona, la più grande piazza nella città di Roma, chiamata
ufficialmente Circo Agonale, conserva quasi identiche la forma e le misure
dell’antico Circus Agonalis. La piazza di per sè stessa corrisponde quasi
esattamente all’antica arena, la lunghezza della quale sembra che sia stata
entro i 265 e 275 metri, e gli edifici circostanti furono costruiti sulle
fondazioni della “cavea”.
Sotto la chiesa di
Santa Agnese si trovano ruderi di mattoni e di pareti di calcestruzzo, e
pilastri di travertino. I sedili della cavea si vedono ancora, insieme con
altre traccie di altre fondazioni sotto gli edifici esistenti, in altre
parti della piazza.
I resti più cospicui
del Circus Agonalis, venuti alla luce nel 1936 durante la demolizione e la
ricostruzione di alcuni edifici, sono ancora visibili sotto il Palazzo
dell’INA, in Piazza Tor Sanguigna, sei metri sotto l’attuale piano stradale.
Nel 1936, durante la
demolizione e la ricostruzione delle case esistenti sull’emiciclo dello
Stadio di Domiziano, cominciò ad affiorare la struttura muraria. Dopo lo
scavo completo di tutta l’area, i resti dello stadio furono inglobati nel
Palazzo dell’INA. Gli edifici costruiti sui resti della cavea hanno
conservato e tramandano la pianta di questo antico monumento, lasciando
libera da costruzione tutta l’area della pista, trasformata in piazza
monumentale.
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Campus Agonis |
Piazza Navona al giorno d'oggi
con la sovrapposizione del "Circus agonalis" |
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Ruderi del Circus agonalis |
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Piazza Navona (Circo Agonale) nel XXI secolo |
La prima domanda che
ci poniamo, come architetti, è “Quali sono le qualità che danno alla Piazza
Navona questa importanza?”
Per prima cosa, lo
spazio è relativamente lungo e stretto, e può essere caratterizzato come una
strada piuttosto larga o, meglio ancora, come un viale. Ha, perciò, una
direzione che ce la fa sperimentare come una continuazione delle strade
circostanti. Allo stesso tempo, comunque, è così limitata che diventa un
“Sito” piuttosto che un viale. Questa limitazione risulta dal fatto che un
“muro continuo” circonda tutto questo spiazzo.
I palazzi hanno la
stessa scala di grandezza, (scala umana), ovvero le misure o proporzioni di
uno spazio, una parte di un edificio, o qualunque altro oggetto o scultura,
relative alla struttura e alle dimensioni del corpo umano. Questi palazzi
appaiono piuttosto come una superficie che una massa. Le strade che
conducono alla piazza sono di conseguenza piuttosto strette e sistemate
irregolarmente. Strade larghe e disposte simmetricamente avrebbero senza
dubbio spezzato il carattere e la implicita bellezza di questa chiusura.
La continuità della
facciata viene migliorata da una comune tonalità di colore, e dall’uso di
dettagli architettonici delle stesse caratteristiche. Le semplici case
intorno alla piazza così come l’elaborata facciata della chiesa di Santa
Agnese sono composte dagli stessi elementi classici: essi rappresentano
diversi “concetti” contenuti nello stesso “idioma architettonico”. La chiesa
rappresenta il “Focus” principale della piazza. Se immaginassimo che la
chiesa non fosse lì, la totalità della composizione perderebbe molto o la
maggior parte del suo valore architettonico, non tanto perchè la chiesa
domina, ma perchè fà apparire gli altri edifici come variazioni più semplici
sullo stesso tema basilare, in modo che essi ottengono un significato che
non avrebbero se fossero soli.
La parete principale
di Piazza Navona ha una gerarchia strutturale barocca. La facciata della
chiesa di Santa Agnese forma una parte organica e quasi monolitica con
questa parete di facciate degli altri edifici, e aiuta la piazza a diventare
un “spazio interno”, o come detto precedentemente, un salotto. Le qualità
basilari di questa piazza, infatti, giacciono nel fatto che essa è diventata
uno “Spazio” nel vero senso del termine barocco. Piuttosto che avere una
qualità geometrica astratta, essa vive con una azione continua con il suo
perimetro, che è particolarmente evidente nella facciata concava della
chiesa di Santa Agnese in Agone.
Originariamente questa
era una basilica paleocristiana, e successivamente, nel secolo XII, fu
trasformata in una chiesa medioevale, per volere del Papa Callisto. Il
progetto della nuova chiesa fu assegnato nel 1652 a Carlo e Girolamo
Rainaldi, dal Papa Innocenzo X, ma la facciata concava a ordine unico di
pilastri e colonne fu ideata e progettata da Francesco Borromini. Da notare
che la chiesa fu ultimata nel 1670, tre anni dopo la morte di questo
architetto.
Con il progetto della
Chiesa di Santa Agnese in Agone, il Borromini ottenne due cose assolutamente
eccezionali: prima, la chiesa e la piazza divennero unite in una relazione
intercomunicante, in tale modo che lo spazio esterno sembra che penetri
dentro il volume della chiesa; secondariamente, la cupola convessa
sovrastante viene quasi portata in contatto con la piazza. La cupola della
chiesa di Santa Agnese è la” sola” massa piuttosto grande che occupa e
prende parte nella totalità, e la facciata concava disegnata dal Borromini
rende questa condizione evidente con una forza plastica totale e completa.
In questo modo venne
creata una relazione attiva e intercomunicante fra “spazio e massa” tipica
dell’architettura barocca. Inoltre, le tre fontane della piazza giocano un
ruolo veramente importante nella composizione totale del progetto. Esse
dividono la piazza in quattro zone diverse, con dimensioni “umane”, e allo
stesso tempo esse riempiono e completano lo spazio e escludono la
possibilità di sperimentare il temibile “horror vacui .La grande Fontana dei
Quattro Fiumi del Bernini, costruita tra il 1648 e il 1651, costituisce il
vero “Focus” della piazza. Il suo obelisco segna un’asse verticale che
limita e concentra il movimento orizzontale dello spazio, allo stesso
istante in cui le sue figure allegoriche introducono una nuova dimensione di
contenimento, simbolizzando il potere della chiesa cattolica che si estende
a tutte le quattro parti del mondo, che sono qui rappresentate dal
Danubio (Europa),
dal Rio de la Plata (America),
dal Gange (India)
e dal Nilo (Africa).
La Fontana dei Quattro fiumi, inoltre, è una delle risposte più convincenti
al desiderio del Barocco per una sintesi di due opposte e contraddistinte
tradizioni: “Opera di natura” e “Opera di mano” .L’ingegnoso uso dell’acqua,
inoltre, aggiunse più forza al suo impatto sul visitatore, che trova il suo
“Zenit” nella invitante facciata e nella incoronazione
Piazza Navona, un simbolo di Roma
Con la sua gioiosa
esplosione di curve e con i capolavori del Bernini, del Borromini e di altri
artisti, scultori e pittori, la sensuale Piazza Navona rappresenta e
sintetizza la Roma Barocca, in cui si avverte con forza l’attrazione delle
cose terrene.
Come tutte le grandi
piazza italiane, è stata per secoli un grande teatro all’aperto dov’è andata
in scena ogni sorta di drammi, commedie e tragedie della vita dei Romani.
In questo luogo sono
passati secoli di storia: dai tempi più antichi quando risuonarono gli
incitamenti degli spettatori indirizzati agli atleti che gareggiavano nello
stadio Domiziano, al Rinascimento in cui la piazza divenne teatro di
manifestazioni di vario genere dove vi giostrarono cavalieri, tori e bufali.
È tipico del Barocco
romano sovrapporre un luogo di divertimenti contemporaneo al sito dove
sorgeva un monumento dell’antichità. Un papa del diciassettesimo secolo,
Innocenzo X, al pari di un Imperatore del primo secolo, ne fece un luogo di
trionfo personale, oltre che di divertimenti per il volgo. Dopo essere stata
un’arena per quasi duemila anni, Piazza Navona al giorno d’oggi è un’ isola
pedonale affollata: a tutte le ore del giorno e della sera c’è sempre gente
che passeggia, gusta un buon gelato, un tramezzino o un gustoso espresso, si
fa fare delle caricature, scatta delle fotografie digitali, perpetuando
l’atmosfera spensierata di
“Vacanze Romane”.
Inoltre, nel periodo
natalizio, Piazza Navona si trasforma,magicamente, in un chiassoso,
affollato e festivo mercato, le cui bancarelle offrono di tutto: dai
dolciumi al tiro a segno, a tutto il necessario per la preparazione del
Presepio, compresi pastori e palme, mangiatoie in miniature e bestiame,
laghetti, montagne, cieli stellati, il tutto
servito con un sorriso, con amore e con tanta gioia, proprio alla romana.
Praticamente si commemorano, si svolgono e si ricordano tutte quelle
attività che si svolsero dal sedicesimo al ventesimo secolo.
Al giorno d’oggi la
piazza agisce ancora come un magnete che, molto di più di qualunque altro
spazio nella città di Roma, attira i cattolici, i non cattolici, i turisti,
i visitatori e gli artisti da tutte le parti del mondo, qualunque sia la
loro religione, affiliazione o stile. E questo fu esattamente lo scopo che
gli artefici di questo gioiello si proposero di ottenere nel periodo barocco
con la progettazione di tanti meravigliosi, insostituibili e preziosissimi
capolavori.
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Luci e colori di Piazza Navona, oggi |
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